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Ogni tanto, stacca gli occhi dallo smartphone. Osserva il mondo

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Ho scelto l’immagine di questa tenerissima foca per due ragioni:

  1. È tenerissima, appunto.
  2. È perfettamente utile a spiegare il concetto di questo articolo, e lo vedrete più avanti se e quando avanzerete nella lettura.

Siamo in un momento storico in cui l’accelerazione della tecnologia, la costante ricerca della novità (che è puntualmente servita), ci hanno portato ad essere fortemente impazienti, sempre in cerca di un nuovo stimolo. Non riusciamo a rimanere senza fare nulla, e tendiamo a fare sempre le stesse cose per riempire questi spazi di vuoto. Qualche giorno fa in università durante una lezione è stato detto che troppo spesso perdiamo l’occasione di osservare ciò che abbiamo intorno, convinti che questo non sia degno della nostra attenzione. Questo concetto mi ha colpito, e mi ha colpito perché è esattamente ciò che faccio io stesso. In metropolitana, in autobus, al supermercato: colmo i momenti vuoti con lo smartphone: Facebook, Instagram, email, repeat.

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Fonte immagine: 2488716 https://pixabay.com/it/users/2488716-2488716/

Sono l’unico ad avere questo tipo di comportamento? Non credo. Sto condannando questo tipo di comportamento? Non credo, visto che sono il primo ad averlo. Questo post vuole semplicemente essere un invito a riflettere. Non è una campagna complottista contro il controllo della mente di Facebook (che a dirla tutta è stato paragonato al Big Brother anche da The Next Web, e anche questo dovrebbe far riflettere, ma questo è un altro discorso), è solo il rimbalzare il consiglio che mi è stato dato, attraverso la mia esperienza.

Metti da parte lo smartphone (con moderazione)

Uscito dall’università mi sono diretto verso la metropolitana, come ogni giorno, e una volta salitoci, con ancora in mente il discorso sentito all’università, ho deciso di applicarlo. Ho messo in tasca lo smartphone (ho tenuto le cuffie e la musica, per procedere in maniera graduale) e, per tutto il viaggio, ho osservato ciò che accadeva. Ed eccola, subito: la noia arriva all’istante: quasi quasi cambio canzone, perché non usare questo tempo per postare su Instagram (dove, a proposito, sono @acareddu), perché non fare qualsiasi cosa piuttosto che guardarmi intorno? No, non devo.

Poi, piano piano l’occhio si abitua ad osservare. La maggior parte delle persone (delle età più disparate, dall’apparenza più disparata) fa quello che io stesso facevo sino a qualche minuto prima: è dentro uno schermo. Ripeto, non è un post anti-tecnologia o simili, senza dubbio tra quelle persone c’era chi lavorava, e anche chi non lo faceva aveva tutto il diritto di scrollare il News Feed alla ricerca del nulla, fosse anche solo per tenere in esercizio il pollice. Piano piano, ho distinto le tipologie di persone: chi perso nel vuoto, chi mostrava un po’ di preoccupazione, chi spensierato, chi con il volto stanco. E poi la magia: un uomo con un bellissimo husky e un ragazzino che gli si avvicina e si inchina ad accarezzarlo: i due iniziano a parlare, poi il ragazzino dopo qualche fermata scende. Quel cane era proprio bello, bellissimo. Pelo bianco sotto e di un arancione caldo nella parte superiore del corpo. Per un attimo mi sono sentito come la foca nell’immagine in evidenza di questo post: sono riemerso.

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Fonte immagine: Fonte immagine: PublicDomainPictures https://pixabay.com/it/users/PublicDomainPictures-14/

E nei giorni seguenti, sino ad oggi, ho continuato ad osservare con più attenzione e, allo stesso tempo, spensieratezza. Per scrollare il feed di Instagram ci sono altri momenti: un bambino che gioca con i nonni in ascensore, un ragazzo che chiede carità fuori dalla panetteria, un uomo seduto su una panchina in un viale alberato. Tutte cose normalissime all’apparenza, tutte situazioni che non hanno niente a che vedere con la nostra sfera personale. Poi ho pensato che, però, spesso si perde il contatto con la realtà. Senza dubbio, Facebook è reale (chi dice che è solo virtuale non ha capito granché del prossimo futuro, e nemmeno del presente) e così anche le altre piattaforme.

Il reale di tutti i giorni, però, spesso è altrettanto bello, spesso ha contenuti meno rilevanti mediaticamente, ma più rilevanti sul piano umano. Ho pensato che, per scrivere storie, per raccontare qualcosa di bello (o brutto), qualcosa di non studiato per essere pubblicato su una piattaforma, basterebbe osservare un pochino di più. Non cancellare il proprio profilo sulle varie piattaforme, non tornare al Nokia 3310 per togliere di mezzo la tentazione. Basterebbe, ogni tanto, scegliere da parte di mettere da parte lo smartphone, ed abbandonarsi a ciò che succede intorno a noi, alle persone, agli animali, alle foglie che cadono, ad osservare un mondo che è sicuramente meno perfetto e studiato di quello dei nostri News Feed, ma altrettanto bello ed affascinante.

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