telegram 4.4

Telegram 4.4: condivisione live della posizione e media player

È arrivato Telegram 4.4. Un nuovo aggiornamento è stato rilasciato nelle scorse ore per l’applicazione di messaggistica istantanea, che ha portato diverse interessanti – e anche utili – novità. L’app è utilizzata in Italia da diversi milioni di utenti, che da oggi potranno sfruttare alcune funzionalità come la condivisione della posizione in tempo reale. Questa è una delle feature che rendono, sotto diversi punti di vista, l’applicazione preferita da molti anche a servizi di portata estremamente superiore come WhatsApp (tratterò nei prossimi giorni in un post dedicato quale sia la migliore app di messaggistica istantanea tra le due).

Telegram 4.4: Live Location

Come riportato sul blog ufficiale Telegram, la Live Location consiste nella possibilità di condividere (con una o più persone, quindi in chat singole o gruppi) la propria posizione in tempo reale anziché staticamente – è quindi possibile visualizzare il movimento nella mappa anziché inviare solo la propria posizione momentanea. La funzionalità consiste nella possibilità di condividere la propria posizione per diversi periodi di tempo: 15 minuti, 1 ora o 8 ore. Per accedere alla funzionalità è sufficiente selezionare tra gli allegati che si possono inviare l’opzione “Posizione” e poi scegliere “Condividi posizione in diretta”, selezionando poi la durata desiderata per la condivisione stessa.

La cosa interessante è che se, condividendo la propria posizione nei gruppi, più utenti effettuano questa azione, si otterrà una mappa interattiva che mostra la posizione di tutti gli utenti. In alto alla conversazione una barra ricorda all’utente con chi sta condividendo la propria posizione. È possibile interrompere la condivisione con pochi passaggi.

Nuovo Media Player

L’altra grande novità della versione Telegram 4.4 è nella riproduzione di contenuti audio. Lo scopo è quello di rendere più semplice l’accesso e la riproduzione in sottofondo di audio e file MP3 inviati tramite la piattaforma. È possibile accedere alla copertina del file premendo sulla sua icona nella parte alta della schermata.

Nuove lingue e amministratori di gruppi

Da oggi Telegram è disponibile in diverse nuove lingue: francese, indonesiano, malay, russo e ucraino. E altre arriveranno presto. Infine, è stata introdotta una nuova funzionalità all’interno dei gruppi: quando a scrivere un messaggio sarà un amministratore del gruppo stesso verrà visualizzato un badge apposito distintivo.

microsoft windows phone

Windows Phone è morto e Microsoft, finalmente, lo ammette

Ok, Windows Mobile (che sia Windows Phone o Windows 10 Mobile) è ancora supportato. Ok, ancora si vocifera dell’arrivo di un misterioso Microsoft Surface Phone. Di fatto, però, il sistema operativo mobile Microsoft è morto, ed è morto già da tempo. Sino ad oggi però ci sono state solo azioni, non c’è mai stata un’ammissione – come riportato da Mashable – da parte dell’azienda in merito alla situazione. Già, sino ad oggi. Finalmente, infatti, Joe Belfiore (via Twitter) ha rilasciato alcune dichiarazioni che chiaramente fa capire cosa ne sarà del comparto mobile (sia hardware che software) di Microsoft. Che si voglia chiamare Windows Phone, Windows Mobile, la sostanza non cambia.

Il dirigente Microsoft, che attualmente occupa il ruolo di vice president of operating systems, è stato interrogato da un utente con una semplice domanda: è tempo di lasciare la piattaforma Windows Mobile?

Il focus Microsoft non è su nuove feaure/hardware per il mobile

Non ci sono stati grandi giri di parole o risposte fuorvianti, se non un iniziale “dipende”. Dipende da chi sei, in quanto molte aziende ancora utilizzano Windows Mobile, e il supporto a queste continuerà. In seguito però Belfiore ha aggiunto che, certamente alla piattaforma verrà garantito supporto con correzione bug e aggiornamenti di sicurezza, ma il focus non è sullo sviluppo di nuove funzionalità o dispositivi. E questo è quanto, questo è ciò che in tanti, tra gli utenti, volevano sentire ufficialmente. Belfiore ha ricordato che lui stesso ha abbandonato Windows Phone ed è ora utente mobile di un’altra piattaforma (iPhone, vedi Cult Of Mac), la stessa situazione in cui molti utenti desktop Windows, verosimilmente, si trovano.

Belfiore ha poi proseguito affermando come l’azienda abbia compiuto importanti sforzi per spingere la crescita di Windows Mobile, tra cui pagare sviluppatori per creare app destinate alla piattaforma stessa, ma il volume di utenza si è rivelato spesso troppo basso per spingere le aziende ad investire. Un utente ha sottolineato la possibilità sia quella per cui chi passa a iOS o Android non abbia potenzialmente, cambiando ecosistema, più bisogno di Microsoft:

E ancora, Belfiore ha risposto con grande semplicità e chiarezza, ricordando a @ingo come siano tantissimi gli utenti che mixano dispositivi e piattaforme per creare un ecosistema ibrido. iPhone e PC Windows, o Mac e smartphone/tablet Android. Le combinazioni possibili sono tante e tutte differenti. La differenziazione e la varietà sono ciò che spinge Microsoft a non perdere la fiducia in Windows pur ammettendo la sconfitta nel settore mobile.

iphone 8

iPhone 8 da 4.7 pollici è inutile

Da anni apprezzo i prodotti Apple. Oserei dire che sono un fan della Mela, forse più dello stile che il brand rappresenta: performance e punto di riferimento per il mercato, senza mai dimenticare l’estetica, la bellezza. Penso però che con iPhone 8, in particolare con la versione da 4.7 pollici, Apple abbia fatto una scelta sbagliata, ed in questo post proverò a spiegare il perché di questa mia tesi.

Qualche giorno fa ho scritto su News and Coffee di come la scelta di Apple di introdurre il nuovo iPhone X potrebbe essere stata, da un certo punto di vista, un po’ azzardata. In questa ottica l’azienda di Cupertino avrebbe potuto forse attendere il perfezionamento delle tecnologie e della produzione del dispositivo, produzione che invece sta incontrando – e ha incontrato nei mesi precedenti – non poche difficoltà, che a loro volta si traducono in ritardi (anche se non ufficializzati, fonte MacRumors).

Meglio il solo iPhone 8 Plus

L’errore principale però è stato per me quello di introdurre un iPhone 8 da 4.7 pollici così. Così come è presto detto: il dispositivo presenta poche, pochissime novità rispetto alla generazione precedente. E se già tra iPhone 7 e iPhone 7 Plus le differenze erano notevoli, queste sono state amplificate ancora di più con iPhone 8 e iPhone 8 Plus. Il divario nella precedente generazione era sensibile soprattutto nella fotocamera: doppia (e con OIS) su iPhone 7 Plus, singola su iPhone 7 (senza OIS). Su iPhone 8 abbiamo ancora una fotocamera a sensore singolo (con l’aggiunta della stabilizzazione, almeno quella) mentre su iPhone 8 Plus la doppia fotocamera di cui entrambi i sensori con OIS. Ma non è tutto qui.

Qualche ora fa scrivevo un post su BuzzNews riguardo un nuovo video pubblicato da Apple sul proprio canale YouTube: 8 things to love about iPhone 8, 8 cose da amare di iPhone 8. Eccolo di seguito:

Bellissimo video. Breve, dritto al punto, essenziale, informativo. Con un titolo del genere il pubblico è logicamente portato a pensare che si tratti di cose da amare che, riferite ad iPhone 8, riguardino entrambe le versioni dello smartphone, ma non è così: 3 delle 8 feature messe in evidenza sono esclusiva iPhone 8 Plus. Questo mi ha dato un po’ fastidio. Perché parlare di elementi da amare di iPhone 8, se in realtà riguardano il solo modello Plus?

Il fatto è che non si tratta di caratteristiche di secondo piano, ma di funzionalità che sono state fortemente sottolineate – giustamente – nel corso della presentazione della nuova generazione di iPhone: la modalità Portrait Lighting, che necessita la doppia fotocamera Apple e, quindi, iPhone 8 Plus; la doppia fotocamera, ancora solo su iPhone 8 Plus; la realtà aumentata, per cui iPhone 8 Plus, sempre per il doppio sensore esterno, è predisposto maggiormente.

Sarebbe bastata la doppia fotocamera

Ecco perché secondo me la versione da 4.7 pollici dell’iPhone numero 8 non ha realmente senso di esistere. Diverse delle più importanti novità (che abbiamo appena visto) non sono presenti sul dispositivo, fatta eccezione per la ricarica wireless e il display Retina HD, visto che del “display più resistente di sempre” non è stata illustrata nel dettaglio la costruzione o la particolarità, e che la resistenza all’acqua ed alla polvere non è una novità visto che era già presente su iPhone 7 e 7 Plus. Allora la domanda è: perché iPhone 8 da 4.7 pollici?

Già lo scorso anno, con la doppia fotocamera sul modello Plus, c’è stata un’inversione di tendenza nelle vendite, con il phablet che ha superato il modello più compatto (fonte Webnews). Così, anche quest’anno si è scelto di mantenere questa differenza, senza motivo apparente. Perché tenere sul mercato un dispositivo con la consapevolezza che non sia la prima – né la seconda – scelta per gli utenti, che dimostrano grande curiosità e apprezzamento per la doppia fotocamera? Perché, scegliendo di tenere l’iPhone da 4.7 pollici, non decidere di dotarlo di doppia fotocamera esterna e di tutte le funzionalità ad essa connesse?

L’unica spiegazione che riesco a darmi è una sottintesa volontà di portare il pubblico sempre più lontano dai dispositivi dalle dimensioni compatte, sempre più verso i phablet. Questo nonostante il mercato in più occasioni (vedi iPhone SE) abbia dimostrato di essere ancora attratto dai dispositivi compatti ma con caratteristiche tecniche di fascia alta. Eppure, per evitare tutto ciò, sarebbe bastata la doppia fotocamera su iPhone 8. Sarebbe stata una possibilità in più per gli utenti, per tutti coloro che non amano girare con grandi device in tasca (o, meglio, in borsa).

 

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TIM Open, la piattaforma TIM per developer e startup

TIM OPEN: di cosa si tratta

Per tutte quelle aziende che si muovono nel mercato delle piattaforme b2b, quindi per tutti coloro che offrono servizi diretti non all’utente pubblico ma ad altre aziende, il mondo dei marketplace e delle applicazioni è imprescindibile per il raggiungimento di nuovi clienti. Spesso però, purtroppo, distribuire e dare la giusta popolarità ai propri servizi e prodotti non è facile, è anzi molto difficile, e nonostante delle app sviluppate da start-up innovative possano essere estremamente valide, questa rimangono nell’ombra a causa di difficoltà nella distribuzione. È questa la ragione per cui è nato il progetto TIM OPEN, dedicato sia – soprattutto – agli sviluppatori che alle aziende interessate all’acquisto di servizi di qualità in semplicità per migliorare la gestione dei propri processi produttivi.

TIM Open mette praticamente in contatto i produttori di servizi b2b e tutti coloro che sono potenzialmente interessati all’utilizzo degli stessi, creando un punto di contatto molto interessante per il panorama italiano, e che ha già dato modo a molte aziende di posizionare il proprio prodotto in maniera positiva ed aumentarne le vendite grazie al Digital Store di TIM. È il caso di Netmon, piattaforma sviluppata da Technacy che consente una semplicissima gestione delle SIM telefoniche aziendali. In questo video una breve descrizione del prodotto.

La suite di TIM Open consente ai developer – che nella maggior parte dei casi fanno fatica ad emergere e realizzare i propri servizi e le proprie applicazioni – di creare e sviluppare direttamente le proprie idee, fornendo loro strumenti, servizi Cloud e Application Programming Interface (API). Ma non solo, start up e sviluppatori troveranno a propria disposizione anche diversi servizi di TIM come quelli di geolocalizzazione e di SMS. Questi nuovi servizi saranno distribuiti attraverso il marketplace TIM Digital Store a cui moltissime aziende potranno facilmente accedere: in questo modo TIM OPEN si farà carico anche della fase di distribuzione, promozione e fatturazione.

È sufficiente registrarsi su TIM OPEN per avere accesso agli strumenti di sviluppo in maniera semplice e scalabile. Lo sviluppatore riceve una percentuale con il modello economico revenue sharing, ogni volta che il suo software viene venduto.

TIM Digital Store

Particolarmente interessante di TIM Open è il Digital Store, che consente alle start-up e alle aziende che vogliono velocizzare ed innalzare la qualità dei contenuti e del proprio lavoro, di posizionare i propri prodotti in un luogo più rilevante di quello che sarebbe tradizionalmente. Qualora non sapeste di cosa si tratta, vi invito a monitorare le conversazioni dietro l’hashtag #TIMDigitalStore.

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Buzzoole

instagram su pc

Instagram su PC: pubblicare su Instagram da Mac senza app di terze parti

Instagram su PC: non ancora (ufficialmente)

Chi di voi p con una certa frequenza su Instagram si sarà chiesto almeno una volta se esista un modo per pubblicare su da Instagram su PC. La risposta, ufficialmente, è no, non è possibile pubblicare su Instagram su PC. C’è però un piccolo trucco che consente di pubblicare da computer, valido utilizzando il browser Google Chrome su Mac e Windows. Questo trucco sfrutta la possibilità, introdotta solo di recente, di pubblicare foto su Instagram anche da browser, facendo praticamente credere ad Instagram di utilizzare la versione mobile del sito.

È sufficiente un breve percorso per ingannare Instagram utilizzando il browser Google Chrome, e riuscire quindi a pubblicare le proprie foto direttamente dal computer, senza passare per uno smartphone o un tablet. Scopriamo insieme come fare.

Come pubblicare su Instagram da Mac e Windows

Prima di tutto, come già accennato e come riportato da Business Insider, è necessario utilizzare il browser Google Chrome. Dopodiché dovrete accedere con il vostro account alla versione desktop di Instagram. Come già saprete se utilizzate la piattaforma da computer, potete avere accesso a diverse funzionalità, ma non è possibile ufficialmente pubblicare foto o video da Instagram su PC.

Una volta effettuato il login su Instagram come detto in precedenza, dovrete cliccare sul bottone delle opzioni di Google Chrome nell’angolo in alto a destra del broswer, come in screenshot di seguito.

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

All’interno di questo menù a tendina, dovrete cliccare sulla voce Altri strumenti e, all’interno dell’ulteriore menù che visualizzerete, sulla voce Strumenti per sviluppatori.

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

A questo punto, non fatevi spaventare dai codici e dai simboli che vedete sulla parte destra della schermata. Sulla sinistra vedrete la pagina di Instagram, ridimensionata, in versione desktop. A questo punto vi basterà cliccare (come in screenshot di seguito) sull’icona in cui sono disegnati un tablet e uno smartphone. Questa è quella che vi consente di visualizzare il sito internet come se foste collegati da mobile, appunto.

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

A questo punto, come potrete vedere sulla parte sinistra della schermata, la visualizzazione di Instagram sarà cambiata e sarà esattamente la stessa che avete utilizzando Instagram da browser sul vostro smartphone o tablet. Nella parte inferiore dell’interfaccia noterete l’icona a forma di fotocamera, e cliccando sulla stessa potrete caricare la vostra foto o il vostro video direttamente dal vostro Mac o PC Windows, senza dover accedere ad Instagram da smartphone o tablet.

Purtroppo non è possibile chiudere la parte destra di schermata, riservata agli strumenti per sviluppatori, ma potete ridurla al minimo sulla destra per sfruttare al massimo l’ampiezza dello schermo per Instagram. Sicuramente sarebbe più comodo poter postare direttamente dal sito Instagram desktop, oppure avere un’app ufficiale per computer. In attesa – e nella speranza – di queste funzionalità, chi possiede un Mac o un PC Windows può sicuramente avere vita facile con questo trucchetto. Semplice, no?

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

Edit

La funzionalità può essere utilizzata anche su Windows sempre con Google Chrome, seguendo il medesimo procedimento.

Purtroppo, sia su Mac che su Windows, sono molteplici le lacune del procedimento stesso. Ad esempio non è possibile taggare persone nelle foto, così come non è possibile utilizzare la geolocalizzazione per i post. Sicuramente però, in situazioni di emergenza come lo smartphone scarico, è una soluzione che consente di ovviare alla mancanza di un’app e di un metodo ufficiale per il caricamento di post su Instagram su PC.

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WhatsApp e crittografia end-to-end: i tuoi dati non sono sempre al sicuro

WhatsApp è l’applicazione di messaggistica istantanea più utilizzata al mondo, punto. Questo è il presupposto da cui partire prima di leggere questo post: più di un miliardo di persone su scala mensile utilizzano l’app acquisita da Facebook alcuni anni fa per svariati mld di dollari. L’app è molto utilizzata per la propria immediatezza, per la semplicità d’utilizzo, e da un anno a questa parte ha introdotto anche la crittografia end-to-end di default, che garantisce attualmente un altissimo livello di protezione dei dati, superiore per esempio a quello offerto da app come Telegram (secondo me principale concorrente di WhatsApp in Italia).

Tutto è partito da WhatsApp vs Telegram

Qualche giorno fa pensavo di scrivere un post su quale fosse migliore tra le due applicazioni, Telegram e WhatsApp. Analizzando le funzionalità delle due piattaforme (argomento che tratterò proprio in un post dedicato su BuzzNews nei prossimi giorni) sono arrivato alla sicurezza. Sapevo che WhatsApp utilizza di default la crittografia end-to-end ed ho cercato in rete quella di Telegram, scoprendo che la stessa crittografia è riservata alle cosiddette Chat segrete.

L’informazione non mi è bastata, così ho chiesto a Patryk Rzucidło – se ve lo state chiedendo la risposta è si, ho copiato e incollato il nome dopo alcuni tentativi di scriverlo correttamente – uno sviluppatore e forte sostenitore di Telegram, quali fossero i livelli di sicurezza di Telegram rispetto a WhatsApp. A questo punto ho scoperto che la sicurezza di WhatsApp non è garantita, o almeno non sempre.

whatsapp
Fonte immagine: Microsiervos https://www.flickr.com/photos/microsiervos/

Patryk ha confermato la maggiore sicurezza di WhatsApp rispetto a Telegram, che di default utilizza protocolli SSL/HTTPS – e la crittografia end-to-end, come già detto, nelle chat segrete – i quali possono mettere i dati in pericolo, per esempio, quando si utilizza la stessa rete Wi-Fi di un potenziale hacker, una situazione che non si verifica proprio quotidianamente. Teoricamente i dati di WhatsApp dovrebbero essere al sicuro, utilizzando la crittografia end-to-end, ma non è sempre così.

WhatsApp da desktop mette a rischio i dati?

A questo punto Patryk ha affermato come la crittografia end-to-end di WhatsApp fosse in un certo senso una presa in giro. Infatti secondo quanto affermato dallo sviluppatore la stessa non sarebbe efficace da desktop, in quanto per la trasmissione dei dati dallo smartphone al computer il protocollo utilizzato non sarebbe quello della crittografia end-to-end, ma lo stesso SSL/HTTPS utilizzato da Telegram, di fatto rendendo i dati e le conversazioni più facilmente vulnerabili.

In questo senso, la differenza a livello di privacy tra Telegram e WhatsApp sarebbe abbastanza relativa, ma ciò che stupisce è che praticamente la crittografia end-to-end non sarebbe effettivamente funzionante quando il servizio viene utilizzato da desktop (è necessario infatti essere collegati ad internet sullo smartphone, in quanto la suite desktop è un’estensione di quella mobile di WhatsApp), a meno che lo smartphone ed il computer su cui si utilizza WhatsApp Web non siano connessi alla stessa rete Wi-Fi, in quel caso la protezione della crittografia end-to-end sarebbe attiva a tutti gli effetti.

Ho contattato il supporto WhatsApp nella speranza di una dichiarazione in merito. Aggiornerò questo post in caso di risposta.

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Snapchat, calo di download del 22 percento

In molti sostengono a spada tratta Snapchat e le sue particolarità. Che poi vengano copiate e aggiunte (alcune pure migliorate) in altre piattaforme è un altro discorso – ogni riferimento a Instagram Stories è voluto. Ora però Snapchat, a pochi mesi di distanza dalla quotazione in borsa dell’azienda di proprietà, Snap, inizia a dare segnali negativi. E non intendo a livello economico, non direttamente almeno. Secondo quanto riportato da CNBC, recenti dati provenienti da SensorTower, azienda di monitoraggio dati delle app, Snapchat avrebbe registrato nei primi due mesi del Q2 2017, quindi tra aprile e maggio, un netto calo nei download rispetto allo stesso periodo del 2016.

snapchat
Fonte immagine: TeroVesalainen https://pixabay.com/it/users/TeroVesalainen-809550/

Certo non si tratta della parola fine per la piattaforma, che nonostante questo elemento negativo può vantare una comunità di utenti molto attivi e fortemente sostenitori della stessa piuttosto che delle concorrenti, nonostante le feature siano praticamente identiche. D’altra parte però, stiamo pur sempre parlando di un calo di download del 22 percento rispetto ad aprile-maggio 2016. L’analista Nomura Instinet Anthony DiClemente ha sottolineato, per contro, la tendenza di crescita di Instagram anno dopo anno nello stesso periodo. Questo potrebbe voler dire che la strategia di Facebook, Inc. sta funzionando, e che quindi la concorrenza stia cominciando a danneggiare seriamente Snapchat.

Non metterti contro Facebook

La tendenza che i dati in oggetto sembrano mostrare è molto chiara. Il verdetto è il medesimo: oggi non è possibile sfidare Facebook (e vincere). Sino all’introduzione di Instagram Stories prima, e delle storie su praticamente ogni piattaforma Facebook, Snapchat sembrava essere il perfetto anti-Facebook. L’utenza della piattaforma dell’app con l’icona del fantasmino è storicamente per la maggior parte composta da teenagers, gli stessi teenagers che fuggono da Facebook per la mancanza di formati per contenuti leggeri, per l’utenza per contro troppo avanzata anagraficamente.

Ora però, considerata anche la forte crescita di Instagram Stories (200 milioni di utenti, quindi superato Snapchat) sembra che Facebook stia riuscendo, seppur lentamente, a reindirizzare questa tipologie di utenti su un’altra piattaforma di proprietà: Instagram. Questa è infatti la piattaforma che, nell’ecosistema Facebook, più somiglia per caratteristiche a Snapchat, essendo fortemente incentrata sui contenuti visuali. Certo ci sono molte differenze, ma la possibilità per esempio di postare sia contenuti permanenti che temporanei, offerta da Instagram, potrebbe essere una delle chiavi del successo di Instagram. Staremo a vedere come si evolverà la situazione nei prossimi mesi.

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Hai notato che puoi usare le Facebook Reactions anche nei commenti?

Più di un anno fa è cominciata la distribuzione delle Facebook Reactions, una novità che ha modificato fortemente uno degli elementi fondamentali del social network, il Like. L’utilizzo delle Reactions è stato più volte messo in discussione, ed in alcuni casi è stato ritenuto offensivo, ma generalmente la possibilità di poter andare oltre al semplice apprezzamento è stato secondo me apprezzato dagli utenti. Poi ci sono anche coloro che avrebbero voluto anche la possibilità di utilizzare un pollice verso il basso, un tasto Dislike, insomma.

Introducendo le Facebook Reactions gli utenti sono stati messi in condizione di utilizzare una nuova tipologia di interazione con i contenuti altrui, ma senza che tale azione richiedesse un coinvolgimento troppo elevato, come accade per esempio con i commenti. Commentare un post richiede una “grande” quantità di energia, è un’azione impegnativa. Mettere un Like è, agli occhi dell’utente, un’azione più tranquilla, un’azione che richiede meno coinvolgimento. Con le Facebook Reactions quindi abbiamo, sostanzialmente, assistito all’evoluzione del Like. Sino a poco tempo fa è stato possibile utilizzare una delle Reactions solo come reazione in riposta ad un post, con il solo Like destinato ai commenti. Ora però cambia tutto, perché le reazioni arrivano anche nei commenti.

Arrivano nei commenti Like, Love, Haha, Wow, Sad, Angry

Se non ci avete fatto ancora caso, ve lo mostro io (oppure ancora il vostro account non ha ricevuto l’aggiornamento). Andate su Facebook, aprite un post a caso che abbia un commento, e basterà mantenere il cursore (o il dito premuto se da mobile) sul tasto per mettere Like al commento. Vedrete comparire le Facebook Reactions, come sino ad oggi è stato per i post sul social network.

Potete vedere il risultato nello screenshot di seguito. Non si tratta di una novità rivoluzionaria, ma ora abbiamo la possibilità di esprimere la propria opinione (senza troppo impegno) anche rispetto ai commenti piuttosto che al solo post.

facebook reactions
Fonte immagine: Andrea Careddu
facebook

Quello che sappiamo su quello che Facebook sa di noi

Quasi due miliardi di persone su Facebook. Il social network è gratuito, ed è un servizio che consente a noi tutti di passare del tempo, e più tempo passiamo su Facebook più il suo valore aumenta. Come è possibile? L’ho già scritto in questo post sulla bufala di Facebook a pagamento: se il servizio è gratis, il prodotto sei tu. Semplice e lineare. Facebook crea valore dai nostri dati ogni secondo: like, commenti, condivisioni, pagine seguite, profili con cui si interagisce, contenuti visualizzati, azioni fuori dalla piattaforma, e tanti altri tipi di dati. Sappiamo che i dati vengono raccolti e rivenduti alle aziende in forma aggregata per rispettare la privacy degli utenti, ma di fatto non abbiamo idea di come siamo categorizzati (anche se è possibile fare ipotesi in merito), ovvero di cosa Facebook sa concretamente di noi. Come vengono convertiti i nostri like, commenti, e tutto il resto in informazioni rilevanti?

Facebook ci conosce, e ci conosce bene

Dovendo definire Facebook (e i social media in generale, spesso) potremmo definirli come estensioni della nostra identità, in cui postiamo ciò che siamo e facciamo. Spesso si tratta in realtà di come vorremmo essere e ciò che vorremmo fare, un’immagine ideale della nostra persona. A prescindere da questo e dai social “minori”, Facebook è lo specchio più realistico dei nostri interessi, del nostro mondo, dei nostri pensieri. Non solo quali azioni compiamo, ma anche come: quanto tempo dedichiamo a visualizzare un video di gattini piuttosto che uno di cibo o di calcio, e così via.

Di recente scrollando i Feed RSS su Feedly mi sono imbattuto in un post di The Next Web, che mi ha fatto riflettere tanto. Certo, come già detto sappiamo che Facebook raccoglie tutti i nostri dati, ma non abbiamo concretamente idea di come questi siano catalogati. È però disponibile un modo per conoscere (in minima parte) quello che Facebook sa di noi. Di seguito ciò che è risultato sul mio profilo: il mio sistema operativo, il modello del mio smartphone, il mio stato di famiglia, la mia tendenza a postare foto, il mio browser primario, il mio tipo di connessione mobile. Dunque non solo i miei interessi (smartphone, informazione, sport, media) ma anche dati che non avrei mai pensato, nonostante siano ovviamente informazioni che io stesso fornisco, come la Città attuale che non coincide con la Città natale.

facebook privacy
Fonte immagine: Andrea Careddu

Verificare (in parte) le proprie informazioni

Ho trovato questa funzionalità interessante, e un po’ inquietante allo stesso tempo. Ma credo che possa essere uno strumento interessante per prendere coscienza sulle informazioni che ogni giorno diamo a Facebook (così come alle altre piattaforme), consapevole però che questa è solo una parte di ciò che può risultare dall’analisi di un profilo.

Per verificare le vostre informazioni è sufficiente che effettuiate un clic sulla pagina relativa alle preferenze di Facebook Ads, e cliccare nella parte bassa sulla casella Your Information -> Your Categories. A questo punto vi troverete alla stessa schermata che ho riportato sopra e avrete modo di verificare alcune delle etichette con cui Facebook vi ha categorizzato in base alle vostre attività.