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10 gadget tecnologici per la primavera 2018

La primavera è arrivata! Possiamo finalmente dire basta al grigiore e… cominciare ad aspettare l’estate! Scherzi a parte, la primavera ci permette di dire ogni giorno di più arrivederci ai freddi mesi invernali e vedere avvicinarsi allo stesso tempo le calde giornate estive. Io però sono tra quelle persone che apprezzano la primavera per quello che è: uno splendido compromesso tra il bel tempo e una temperatura gradevole. Ma il bel tempo è ovviamente occasione per uscire e scattare foto indimenticabili per i nostri account Instagram. Ho selezionato alcuni gadget tecnologici per la primavera 2018, e vi spiego perché.

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silenzio

Ferma la musica, che il silenzio adesso sa parlare

“Ferma la musica, che il silenzio adesso sa parlare”

Così, prima di un allegro fischiettare seguito dal ritornello finale, canta Ultimo nel suo (Il) Ballo delle incertezze – che ha vinto nella sezione Giovani di Sanremo 2018. Non ho intenzione di parlare di musica, meno che mai di parlare di musica pop. Semplicemente questa frase mi piace molto, perché è come mi sento a volte, è come credo che a volte dovremmo sentirci tutti, è come a volte credo che sia necessario sentirsi per apprezzare veramente ciò che ci circonda.

Di recente sono tornato in contatto con il Manifesto della comunicazione non ostile di Parole O_stili (se non lo conosci, consiglio di leggerlo con attenzione, e riflettendo), e come la prima volta mi è rimasto impresso il decimo punto:

10. Anche il silenzio comunica

Quando la scelta migliore è tacere, taccio.

Il punto di partenza è questo: non sempre è necessario esprimere qualcosa, proprio perché non esprimersi attivamente consiste a sua volta in un’espressione (“Non si può non comunicare”, Watzlawick, 1° assioma della comunicazione). Trovo fastidiosa la volontà di dover sempre e comunque dire la propria, anche con la consapevolezza di non sapere un cazzo di ciò di cui si parla. Il troppo toglie profondità, toglie qualità. Dovremmo cercare di essere più essenziali in ciò che scegliamo di dire, di puntare più alla qualità che alla quantità, di essere coerenti con le tematiche di cui ci occupiamo, e ogni tanto trovare la forza di stare in silenzio e ascoltare. Non avere paura del silenzio, non percepire imbarazzo nel silenzio, ma imparare ad apprezzarlo, a goderne.

Devo dire la mia ad ogni costo

È un meccanismo che è presente, secondo me amplificato all’ennesima potenza, sui social media – ma và?!. È facile, esagero, sentirsi in dovere di dire qualcosa, e il principio è talvolta anche nobile (sentire la responsabilità di divulgare contenuti per renderli disponibili agli altri), ma ovviamente tra teoria e pratica c’è molta distanza. Poi c’è anche il discorso dell’infrastruttura, che rende semplicissimo condividere qualcosa, basta premere su un bottone – poi chi se ne frega se è una bufala. E quindi premiamo condividi/retweet con grande leggerezza, che tanto non costa nulla.  E finiamo ad avere timeline di cose che a noi, magari, non importano proprio per niente, giusto perché tanto non costa nulla, senza un minimo di cognizione.

Devo avere i like ad ogni costo

Poi c’è anche il fatto di avere i like, di pubblicare con costanza per migliorare le performance dei contenuti, e poi ad un certo punto dico anche che – scusate il francese – ‘sti grandi cazzi. Non ho niente da dire? Sto zitto. Non ho la performance migliore? Non è sicuramente pubblicando X volte al giorno che si ottengono migliori performance: quelle si ottengono con i contenuti veramente di qualità, e soprattutto con interazioni con gli altri genuine. Voglio pubblicare ogni giorno? Devo trovare qualcosa che per me sia veramente importante e su cui voglio spendere il mio tempo a confrontarmi con gli altri, al punto da avere tutti i giorni il mio tempo. E non solo per premere su condividi su un post su Facebook.

Vediamo questo ultimo caso. Può capitare di avere dei giorni, dei periodi in cui non si ha niente da dire. In questi periodi meglio mille volte tacere, che dire (pubblicare) qualcosa giusto per farlo. E vaffanculo all’algoritmo – pardon, un’altra volta –, che mi penalizzi se è programmato per farlo, ma almeno avrò la consapevolezza di aver fatto una cosa per il piacere di farla, non perché tanto non costa nulla. Perché non costa nulla nemmeno non condividere ogni minima sciocchezza, frenare il pollice, una volta tanto.

E poi ascoltare, pensare, leggere, riflettere, fa bene

Il silenzio sa parlare. Il mio silenzio sa parlare perché mi fa ascoltare me stesso e mi fa ascoltare gli altri. Mi fa riflettere e mi fa capire che a volte correre tanto non serve a niente, e che non è (sempre) una gara. Che magari è meglio pensare prima di compiere un’azione, a ciò che di correlato c’è stato in precedenza, a quello che consegue. A volte è più bello sentire/leggere ciò che hanno da dire gli altri, riflettere, magari approfondire un aspetto, che correre a dire la propria per il piacere di farlo. A volte, anziché cercare qualcosa di nuovo seguendo un’accelerazione che comprende tutto, è più bello (e giusto) rallentare, pensare a ciò che già esiste, riflettere sulle diverse potenzialità. Meno, ma meglio.

Lo spettacolo non deve per forza continuare, non sempre. Anche il suo fermarsi ha un significato, un senso, talvolta più del suo andare avanti. “Ferma la musica, che il silenzio adesso sa parlare”.

 

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instagram in ordine cronologico

UPDATE: Instagram torna al feed in ordine cronologico, per ora solo in test

UPDATE 15/03/2018: un portavoce di Instagram avrebbe negato l’esistenza di questi test a Co.Design

Sono passati due anni da quando Instagram ha introdotto l’algoritmo nel proprio feed. Due anni in cui gli utenti non hanno avuto in alcun modo la possibilità di scegliere quali contenuti visualizzare per primi. Due anni senza Instagram in ordine cronologico, in cui è stata la piattaforma a mostrarci “i momenti che secondo noi saranno più importanti per te.” (fonte Instagram).

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facebook

Pagheresti 2 euro l’anno per non avere algoritmo e pubblicità su Instagram e Facebook?

Nei giorni scorsi, sull’onda delle pubblicazioni estere, anche in Italia si è parlato parecchio di Vero – True social. È un nuovo social che nuovo non è, visto che esiste dal 2015, che ha attirato l’attenzione di circa un milione di utenti, molti dei quali stanchi degli algoritmi dei vari Facebook, Instagram, e via dicendo. Considerando che sono tra coloro che non vanno pazzi degli algoritmi (mi capirete se come me, su Facebook, usate spesso l’opzione dello screenshot di seguito), sono stato incuriosito da Vero, per mancanza di algoritmo e mancanza di pubblicità al suo interno.

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vero true social

Vero, cos’è e come funziona il nuovo social trasparente e senza pubblicità

Da qualche giorno si parla – soprattutto all’interno della community di Instagram – di un nuovo social, da considerare come alternativa alla piattaforma di condivisione immagini di proprietà Facebook. Si chiama Vero – True social, più semplicemente, Vero. È una piattaforma che consente la condivisione di contenuti differenti con pubblici differenti, e sono diverse le ragioni per cui è considerato il nuovo social (nonostante esista da diversi anni) da utilizzare. I motivi che mi hanno spinto a scaricarlo sono due: niente pubblicità e feed in ordine cronologico. Elementi che mi mancavano da tempo.

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5 prodotti viaggio lavoro uomo

5 prodotti di elettronica per uomo durante un viaggio di lavoro

SPONSORED POST / POST SPONSORIZZATO

Questo post è pensato per tutti gli uomini che spesso si trovano a fare viaggi di lavoro di breve durata. Una riunione, un evento di pochi giorni, sono diverse le ragioni per cui può capitare di trovarsi in una situazione di questo tipo. Breve tempo però non significa farsi trovare impreparati, perché sono davvero tanti gli uomini che ci tengono alla precisione e al loro aspetto, più che mai sul lavoro, senza perdere di vista elementi personali come il monitoraggio delle proprie attività. Ecco perché ho scelto di scrivere un post sui 5 prodotti di elettronica, più o meno hi-tech, che un uomo dovrebbe avere con sé durante un viaggio di lavoro. Ho scelto di lasciare perdere i dispositivi in sé come computer portatili e smartphone, perché molto spesso il possesso di questi è scontato.

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Instagram: dal testo a più annunci nelle Stories, sino alle videochiamate

Instagram Stories sempre più varie e redditizie

Instagram è da parecchio tempo la piattaforma più interessante per la creazione di contenuti. Lo è stato ancora di più dall’introduzione, nel 2016, delle Instagram Stories, praticamente la clonazione di Snapchat. Proprio i contenuti temporanei sono molto interessanti e riscuotono un aumento costante di successo, catturando l’attenzione di tutti, aziende comprese (proprio per i business da poco è possibile programmare i post). Sono sempre di più le funzionalità delle Stories, dai Boomerang al Superzoom, sino alle più recenti possibilità di creare contenuti completamente testuali e di utilizzare GIF all’interno delle proprie storie.

Nelle Instagram Stories, infatti, da pochi giorni è apparsa una nuova funzione nella parte bassa – quella dove si accede proprio alle varie Normale, Passo uno, Superzoom, ecc. – chiamata testo. Si tratta della possibilità di creare una storia fatta di solo testo, un testo che però può essere fortemente personalizzato. Non è quindi più necessario pubblicare una foto o un video, ma è possibile utilizzare uno degli sfondi sfumati presenti di default per la creazione di testi con diversi stili: Moderno, Neon (un corsivo fluorescente), Macchina da scrivere, Grassetto. Gli amanti della scrittura saranno estremamente felici di questa nuova funzionalità.

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Le Stories sono però anche sempre più redditizie. Sino ad oggi le aziende sono state abilitate a creare post di questo tipo pubblicitari, ma con la possibilità di pubblicare un solo contenuto: una sola foto o un solo video. Come riportato però di recente dal blog Business di Instagram, è stato annunciato le aziende saranno da ora in grado di aumentare i contenuti pubblicitari nelle Instagram Stories, che passeranno ad un massimo di tre contenuti temporanei di seguito, tre slide sponsorizzate da uno stesso advertiser.

Esperimenti sempre presenti

Ovviamente per la piattaforma non mancano nemmeno gli esperimenti per le nuove funzionalità. Anche la scrittura con modalità diverse è stata in fase di test in alcuni paesi, prima di essere distribuita su scala globale. Ora però, come riportato da TechCrunch, in test ci sarebbe una funzionalità ancora più interessante: la possibilità di effettuare videochiamate via Direct. La motivazione non è molto chiara, se non il chiaro cercare di trattenere il più possibile gli utenti all’interno dell’app. Nonostante ciò, utilizzando più la messaggistica, si potrebbe assistere ad un calo nel tempo passato sul feed, e quindi, a meno visualizzazioni per gli annunci pubblicitari, a cui corrisponde un calo nei guadagni.

Non sono arrivate conferme da Instagram sul test della funzionalità, ma è possibile che in merito possano circolare nuovi rumors già nelle prossime settimane. Secondo voi avrebbe senso introdurre le videochiamate su Instagram? Perché? Rispondete qui sotto con un commento o scrivetemi la vostra opinione! 🙂

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Fare o non fare, non c’è provare. Cosa si capisce dal fallimento Pastore

Lo ammetto: non ho mai visto Star Wars, nemmeno uno dei film, nemmeno un pezzetto per errore. Sono sempre stato spaventato dal trattarsi di molti film, sino a una decina di giorni fa. Ho iniziato a vedere i film nell’ordine classico di produzione e devo ammettere (sono arrivato al Capitolo II) che si tratta per ora probabilmente della saga più riuscita che abbia mai visto, se parliamo solo della trilogia IV, V, VI, posso anche togliere il probabilmente.

Sarà banale, ma la frase che mi è rimasta più impressa di tutti questi film è del Maestro Yoda: “Do or do not, there is no try.”. Fare o non fare, non c’è provare. La vicenda Inter – Pastore degli ultimi giorni mi ha fatto pensare a queste parole, e credo che siano perfette per descriverla, per provare a rappresentare lo spaccato di una società in cui nemmeno i dirigenti sanno quello che devono o possono fare.

Mancano poche ore alla chiusura del mercato e con ogni probabilità Pastore resterà al PSG, e credo che sia una grande beffa per i tifosi, per l’allenatore, per la squadra, per la dirigenza. Una grande beffa è riduttivo, diciamo pure una grande figura di merda. Non tanto per l’esito negativo – non è la prima volta che non si riesce a comprare un giocatore e non sarà l’ultima – ma per come questo è arrivato. Inizialmente solo una suggestione, Sabatini e Ausilio hanno fatto innegabilmente un ottimo lavoro: hanno lavorato su agente e società, convincendo entrambi che l’Inter sarebbe stata la scelta giusta, e Pastore sarebbe stato protagonista, riuscendo a convincerli, anche sulla formula. Il PSG non era molto favorevole al prestito con diritto, così ha cercato di avere un prestito molto oneroso (si parla di 7 milioni di euro) come una sorta di cauzione per l’acquisto estivo.

È stata necessaria poi l’approvazione della proprietà, e l’esito è stato un bel no. Il prezzo è troppo alto. La ragione, verosimilmente, è il Fair Play Finanziario, e questo non si mette in dubbio. Gli interrogativi sono però tanti: come è possibile che non si sia previsto che per il prestito senza obbligo di riscatto sarebbe stato necessario pagare qualche milione di euro? Davvero ci si aspettava un prestito gratuito con diritto di riscatto? Già che ci siamo perché non pensare che magari in caso di prestazioni insoddisfacenti il PSG avrebbe pagato l’Inter per il disturbo, o che Pastore avrebbe rinunciato all’ingaggio se l’Inter non fosse arrivata in Champions League. E soprattutto, se la situazione è stata prevista, la domanda è perché sia andata avanti ugualmente.

Yoda detta legge. Fare o non fare, non c’è provare. Se non si possono spendere soldi non ha senso intavolare trattative con chi senza soldi non fa muovere foglia (giustamente). L’unica spiegazione possibile è quella che vede una società fortemente divisa, una società in cui non c’è comunicazione tra proprietà e dirigenza. Meglio immaginare che sia così, perché se comunicazione c’è, il problema è ancora più grave. L’unica spiegazione che trovo è che la proprietà sia stata vaga, lasciando libertà alla dirigenza rispettando alcuni paletti: niente obblighi di riscatto, niente acquisti a titolo definitivo, non si può fare. Il problema è che poi la dirigenza in questo modo si è mossa: eh no, ma il prestito è troppo costoso.

Manca una chiara idea della situazione: la squadra arranca, ha bisogno di personalità e giocatori di spessore ed esperienza, non di scommesse e prospettive, non un altro Karamoh o Gabigol. Un giocatore come Pastore non si prende in prestito gratuito con diritto di riscatto. Fare o non fare, non c’è provare. Non c’è provare a prendere un giocatore di alto livello e non essere disposti a sfondare di qualche milione il budget previsto. Il problema è se mai sia stato previsto questo budget, visto che le cessioni di Nagatomo e Joao Mario sono stati sacrifici abbastanza inutili. Una rosa già corta è ancora più corta. Un centrocampo già smarrito ora ha anche perso quei pochi pezzi: vogliamo parlare dello spirito che avrà d’ora in avanti Brozovic, già seduto sul volo privato verso Siviglia e fatto scendere al momento del decollo?

Fare. O non fare. Non c’è provare. Serve un centrocampista, si compri un centrocampista. Servono due centrocampisti, se ne comprino subito. Budget per il prestito = X. Questo non si può superare. Eppure questa semplice chiarezza non deve esserci stata, a giudicare dai fatti. Per non parlare dei danni d’immagine alla società, per cui basta visitare il profilo Instagram di Zhang Jr e leggere i commenti. I tifosi non sono molto contenti della vicenda. Per i tifosi 7 milioni di euro sono spicci, che una società, per un giocatore come Pastore e dopo giorni di cantilena, deve pagare. La figura di merda fatta con il giocatore, che si è esposto pubblicamente. La figura di merda fatta con l’agente. La figura di merda fatta con il club. Tutti ad aspettare una decisione. Due giorni di trattativa in standby in attesa della risposta della proprietà. Ma ci vorrà così tanto per dire si o no? Meno rumore, meno chiacchiere, meno volontà di portare l’Inter in cima al mondo, più volontà di fare qualcosa di concreto. Un po’ di rispetto per le migliaia di persone che ogni domenica vanno allo stadio e gioiscono e soffrono, ma non pagano certamente per essere illuse dalle persone a cui danno i loro soldi.

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Fake news e priorità agli utenti: perché Facebook potrebbe favorire le notizie false

Questo post potrebbe essere composto da poche righe. Gli utenti hanno dimostrato in larga scala (elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016) di non essere in grado di distinguere contenuti autentici da fake news, e Facebook annuncia la volontà di dare priorità ai contenuti degli utenti e che saranno loro stessi a determinare l’attendibilità di una fonte: è uno scherzo? Se è evidente il problema delle persone nella comprensione della verità, perché affidare a loro la determinazione della stessa? Non è un po’ un autogol?

Cosa ha fatto Facebook, da Trump ad oggi, in materia di fake news

Oggi scorrevo le notizie tech sul mio profilo Feedly, e ho visto un post di Violet Blue su Mashable, dal titolo molto interessante: “Facebook’s fake war on fake news”. Proverò a riassumerlo rapidamente ma consiglio di leggerlo, perché è pieno di link ai post precedenti di riferimento e ai provvedimenti di Facebook nel tempo.

Il post ripercorre l’ultimo anno e mezzo di Facebook nella lotta alle fake news, tema scoppiato dopo l’elezione di Trump nel novembre 2016. Dopo le presidenziali, nonostante fossero stati ricevuti avvertimenti da parte del governo degli USA sulla diffusione delle fake news e dell’influenza sugli elettori di questa propaganda, Zuckerberg ha negato il fatto, affermando che il 99% dei contenuti su Facebook fosse autentico.

facebook fake news
Fonte immagine: Tumisu https://pixabay.com/it/users/Tumisu-148124/

Poi, nel 2017, il casino: si verificano in tutto il mondo episodi di violenza razzista legati direttamente a fake news diffuse su Facebook. In risposta, Facebook decise di introdurre la possibilità di segnalare le fake news e un’etichetta (Disputed) attestante l’analisi della notizia da parte di organizzazioni selezionate da Facebook e che la stessa potrebbe essere non affidabile. In pratica determinate organizzazioni in partnership con Facebook effettuano fact-checking. La velocità del controllo però non era per niente ottimale, e in più l’etichetta poteva anche essere il classico bottone rosso da “non premere” che però ti viene voglia di premere, e premi.

Ad aprile 2017 Facebook afferma che in generale le fake news su Facebook sono diminuite. Ma non fornisce dati in merito, perché “È difficile per noi, perché non possiamo leggere ogni post pubblicato.” (traduzione mia). A luglio 2017 ricercatori di Oxford affermano che la propaganda in rete è oggi tra gli strumenti più potenti contro la democrazia, e Facebook ha un importante ruolo in merito.

Ad agosto 2017, Facebook annuncia che impedirà alle pagine che pubblicano notizie false di utilizzare la piattaforma per sponsorizzare post. Nonostante nei mesi Facebook abbia sempre cercato di minimizzare in fenomeno fake news, dietro interrogazione del congresso, Facebook ammette a settembre il ruolo della propaganda russa e l’utilizzo dell’advertising di Facebook per influenzare le elezioni del 2016. Nello stesso mese le organizzazioni che in passato diedero disponibilità per il fact-checking affermano che Facebook ha rifiutato di condividere con loro qualsiasi dato in merito alle attività, rendendo impossibile comprendere l’efficacia (o l’inefficacia) dell’attività stessa.

Dicembre 2017. Un anno dopo l’introduzione dell’etichetta Disputed, Facebook afferma che questo stesso strumento non è efficace. Così lancia gli articoli correlati, per favorire le fonti alternative, ma in realtà non è stata proprio una moss che ha migliorato la situazione fake news. Questo è tutto, o almeno è stato tutto sino a pochi giorni fa.

Priorità agli amici a discapito delle pagine

Pochi giorni fa il post su Facebook di Zuckerberg che tanto ha fatto parlare. Facebook darà priorità ai post degli amici rispetto a quelli delle pagine, a quei post più coinvolgenti. Facebook vuole aumentare la qualità dei contenuti e del tempo che ci passiamo. Ma in tema di informazione e fake news, praticamente, vedremo sempre meno contenuti pubblicati da media e organizzazioni, e più contenuti che, verosimilmente, andranno a rafforzare le nostre convinzioni. Meno varietà, sempre più forza all’echo chamber. La diffusione delle notizie false potrebbe essere molto forte con il cambiamento annunciato da Zuckerberg e che vedremo in pratica nei prossimi mesi.

In più, ancora più di recente, un altro annuncio (fonte Wired): Facebook farà segnalare agli utenti le fonti che ritengono attendibili. Perché Facebook non si sente a proprio agio decidendo cosa è affidabile e cosa no, né nel chiedere agli esperti, che non risolverebbero il problema dell’obiettività delle informazioni. Così, torniamo al problema iniziale. Io ti conosco, so per certo che non sai guidare una macchina standoci da solo dentro, allora decido di farti guidare, e che la tua guida influisca anche come guidano gli altri. Tutto logico, no?