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TIM Open, la piattaforma TIM per developer e startup

TIM OPEN: di cosa si tratta

Per tutte quelle aziende che si muovono nel mercato delle piattaforme b2b, quindi per tutti coloro che offrono servizi diretti non all’utente pubblico ma ad altre aziende, il mondo dei marketplace e delle applicazioni è imprescindibile per il raggiungimento di nuovi clienti. Spesso però, purtroppo, distribuire e dare la giusta popolarità ai propri servizi e prodotti non è facile, è anzi molto difficile, e nonostante delle app sviluppate da start-up innovative possano essere estremamente valide, questa rimangono nell’ombra a causa di difficoltà nella distribuzione. È questa la ragione per cui è nato il progetto TIM OPEN, dedicato sia – soprattutto – agli sviluppatori che alle aziende interessate all’acquisto di servizi di qualità in semplicità per migliorare la gestione dei propri processi produttivi.

TIM Open mette praticamente in contatto i produttori di servizi b2b e tutti coloro che sono potenzialmente interessati all’utilizzo degli stessi, creando un punto di contatto molto interessante per il panorama italiano, e che ha già dato modo a molte aziende di posizionare il proprio prodotto in maniera positiva ed aumentarne le vendite grazie al Digital Store di TIM. È il caso di Netmon, piattaforma sviluppata da Technacy che consente una semplicissima gestione delle SIM telefoniche aziendali. In questo video una breve descrizione del prodotto.

La suite di TIM Open consente ai developer – che nella maggior parte dei casi fanno fatica ad emergere e realizzare i propri servizi e le proprie applicazioni – di creare e sviluppare direttamente le proprie idee, fornendo loro strumenti, servizi Cloud e Application Programming Interface (API). Ma non solo, start up e sviluppatori troveranno a propria disposizione anche diversi servizi di TIM come quelli di geolocalizzazione e di SMS. Questi nuovi servizi saranno distribuiti attraverso il marketplace TIM Digital Store a cui moltissime aziende potranno facilmente accedere: in questo modo TIM OPEN si farà carico anche della fase di distribuzione, promozione e fatturazione.

È sufficiente registrarsi su TIM OPEN per avere accesso agli strumenti di sviluppo in maniera semplice e scalabile. Lo sviluppatore riceve una percentuale con il modello economico revenue sharing, ogni volta che il suo software viene venduto.

TIM Digital Store

Particolarmente interessante di TIM Open è il Digital Store, che consente alle start-up e alle aziende che vogliono velocizzare ed innalzare la qualità dei contenuti e del proprio lavoro, di posizionare i propri prodotti in un luogo più rilevante di quello che sarebbe tradizionalmente. Qualora non sapeste di cosa si tratta, vi invito a monitorare le conversazioni dietro l’hashtag #TIMDigitalStore.

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Buzzoole

instagram su pc

Instagram su PC: pubblicare su Instagram da Mac senza app di terze parti

Instagram su PC: non ancora (ufficialmente)

Chi di voi p con una certa frequenza su Instagram si sarà chiesto almeno una volta se esista un modo per pubblicare su da Instagram su PC. La risposta, ufficialmente, è no, non è possibile pubblicare su Instagram su PC. C’è però un piccolo trucco che consente di pubblicare da computer, valido utilizzando il browser Google Chrome su Mac e Windows. Questo trucco sfrutta la possibilità, introdotta solo di recente, di pubblicare foto su Instagram anche da browser, facendo praticamente credere ad Instagram di utilizzare la versione mobile del sito.

È sufficiente un breve percorso per ingannare Instagram utilizzando il browser Google Chrome, e riuscire quindi a pubblicare le proprie foto direttamente dal computer, senza passare per uno smartphone o un tablet. Scopriamo insieme come fare.

Come pubblicare su Instagram da Mac e Windows

Prima di tutto, come già accennato e come riportato da Business Insider, è necessario utilizzare il browser Google Chrome. Dopodiché dovrete accedere con il vostro account alla versione desktop di Instagram. Come già saprete se utilizzate la piattaforma da computer, potete avere accesso a diverse funzionalità, ma non è possibile ufficialmente pubblicare foto o video da Instagram su PC.

Una volta effettuato il login su Instagram come detto in precedenza, dovrete cliccare sul bottone delle opzioni di Google Chrome nell’angolo in alto a destra del broswer, come in screenshot di seguito.

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

All’interno di questo menù a tendina, dovrete cliccare sulla voce Altri strumenti e, all’interno dell’ulteriore menù che visualizzerete, sulla voce Strumenti per sviluppatori.

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

A questo punto, non fatevi spaventare dai codici e dai simboli che vedete sulla parte destra della schermata. Sulla sinistra vedrete la pagina di Instagram, ridimensionata, in versione desktop. A questo punto vi basterà cliccare (come in screenshot di seguito) sull’icona in cui sono disegnati un tablet e uno smartphone. Questa è quella che vi consente di visualizzare il sito internet come se foste collegati da mobile, appunto.

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

A questo punto, come potrete vedere sulla parte sinistra della schermata, la visualizzazione di Instagram sarà cambiata e sarà esattamente la stessa che avete utilizzando Instagram da browser sul vostro smartphone o tablet. Nella parte inferiore dell’interfaccia noterete l’icona a forma di fotocamera, e cliccando sulla stessa potrete caricare la vostra foto o il vostro video direttamente dal vostro Mac o PC Windows, senza dover accedere ad Instagram da smartphone o tablet.

Purtroppo non è possibile chiudere la parte destra di schermata, riservata agli strumenti per sviluppatori, ma potete ridurla al minimo sulla destra per sfruttare al massimo l’ampiezza dello schermo per Instagram. Sicuramente sarebbe più comodo poter postare direttamente dal sito Instagram desktop, oppure avere un’app ufficiale per computer. In attesa – e nella speranza – di queste funzionalità, chi possiede un Mac o un PC Windows può sicuramente avere vita facile con questo trucchetto. Semplice, no?

instagram su pc
Fonte immagine: Screenshot personale

Edit

La funzionalità può essere utilizzata anche su Windows sempre con Google Chrome, seguendo il medesimo procedimento.

Purtroppo, sia su Mac che su Windows, sono molteplici le lacune del procedimento stesso. Ad esempio non è possibile taggare persone nelle foto, così come non è possibile utilizzare la geolocalizzazione per i post. Sicuramente però, in situazioni di emergenza come lo smartphone scarico, è una soluzione che consente di ovviare alla mancanza di un’app e di un metodo ufficiale per il caricamento di post su Instagram su PC.

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WhatsApp e crittografia end-to-end: i tuoi dati non sono sempre al sicuro

WhatsApp è l’applicazione di messaggistica istantanea più utilizzata al mondo, punto. Questo è il presupposto da cui partire prima di leggere questo post: più di un miliardo di persone su scala mensile utilizzano l’app acquisita da Facebook alcuni anni fa per svariati mld di dollari. L’app è molto utilizzata per la propria immediatezza, per la semplicità d’utilizzo, e da un anno a questa parte ha introdotto anche la crittografia end-to-end di default, che garantisce attualmente un altissimo livello di protezione dei dati, superiore per esempio a quello offerto da app come Telegram (secondo me principale concorrente di WhatsApp in Italia).

Tutto è partito da WhatsApp vs Telegram

Qualche giorno fa pensavo di scrivere un post su quale fosse migliore tra le due applicazioni, Telegram e WhatsApp. Analizzando le funzionalità delle due piattaforme (argomento che tratterò proprio in un post dedicato su BuzzNews nei prossimi giorni) sono arrivato alla sicurezza. Sapevo che WhatsApp utilizza di default la crittografia end-to-end ed ho cercato in rete quella di Telegram, scoprendo che la stessa crittografia è riservata alle cosiddette Chat segrete.

L’informazione non mi è bastata, così ho chiesto a Patryk Rzucidło – se ve lo state chiedendo la risposta è si, ho copiato e incollato il nome dopo alcuni tentativi di scriverlo correttamente – uno sviluppatore e forte sostenitore di Telegram, quali fossero i livelli di sicurezza di Telegram rispetto a WhatsApp. A questo punto ho scoperto che la sicurezza di WhatsApp non è garantita, o almeno non sempre.

whatsapp
Fonte immagine: Microsiervos https://www.flickr.com/photos/microsiervos/

Patryk ha confermato la maggiore sicurezza di WhatsApp rispetto a Telegram, che di default utilizza protocolli SSL/HTTPS – e la crittografia end-to-end, come già detto, nelle chat segrete – i quali possono mettere i dati in pericolo, per esempio, quando si utilizza la stessa rete Wi-Fi di un potenziale hacker, una situazione che non si verifica proprio quotidianamente. Teoricamente i dati di WhatsApp dovrebbero essere al sicuro, utilizzando la crittografia end-to-end, ma non è sempre così.

WhatsApp da desktop mette a rischio i dati?

A questo punto Patryk ha affermato come la crittografia end-to-end di WhatsApp fosse in un certo senso una presa in giro. Infatti secondo quanto affermato dallo sviluppatore la stessa non sarebbe efficace da desktop, in quanto per la trasmissione dei dati dallo smartphone al computer il protocollo utilizzato non sarebbe quello della crittografia end-to-end, ma lo stesso SSL/HTTPS utilizzato da Telegram, di fatto rendendo i dati e le conversazioni più facilmente vulnerabili.

In questo senso, la differenza a livello di privacy tra Telegram e WhatsApp sarebbe abbastanza relativa, ma ciò che stupisce è che praticamente la crittografia end-to-end non sarebbe effettivamente funzionante quando il servizio viene utilizzato da desktop (è necessario infatti essere collegati ad internet sullo smartphone, in quanto la suite desktop è un’estensione di quella mobile di WhatsApp), a meno che lo smartphone ed il computer su cui si utilizza WhatsApp Web non siano connessi alla stessa rete Wi-Fi, in quel caso la protezione della crittografia end-to-end sarebbe attiva a tutti gli effetti.

Ho contattato il supporto WhatsApp nella speranza di una dichiarazione in merito. Aggiornerò questo post in caso di risposta.

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Snapchat, calo di download del 22 percento

In molti sostengono a spada tratta Snapchat e le sue particolarità. Che poi vengano copiate e aggiunte (alcune pure migliorate) in altre piattaforme è un altro discorso – ogni riferimento a Instagram Stories è voluto. Ora però Snapchat, a pochi mesi di distanza dalla quotazione in borsa dell’azienda di proprietà, Snap, inizia a dare segnali negativi. E non intendo a livello economico, non direttamente almeno. Secondo quanto riportato da CNBC, recenti dati provenienti da SensorTower, azienda di monitoraggio dati delle app, Snapchat avrebbe registrato nei primi due mesi del Q2 2017, quindi tra aprile e maggio, un netto calo nei download rispetto allo stesso periodo del 2016.

snapchat
Fonte immagine: TeroVesalainen https://pixabay.com/it/users/TeroVesalainen-809550/

Certo non si tratta della parola fine per la piattaforma, che nonostante questo elemento negativo può vantare una comunità di utenti molto attivi e fortemente sostenitori della stessa piuttosto che delle concorrenti, nonostante le feature siano praticamente identiche. D’altra parte però, stiamo pur sempre parlando di un calo di download del 22 percento rispetto ad aprile-maggio 2016. L’analista Nomura Instinet Anthony DiClemente ha sottolineato, per contro, la tendenza di crescita di Instagram anno dopo anno nello stesso periodo. Questo potrebbe voler dire che la strategia di Facebook, Inc. sta funzionando, e che quindi la concorrenza stia cominciando a danneggiare seriamente Snapchat.

Non metterti contro Facebook

La tendenza che i dati in oggetto sembrano mostrare è molto chiara. Il verdetto è il medesimo: oggi non è possibile sfidare Facebook (e vincere). Sino all’introduzione di Instagram Stories prima, e delle storie su praticamente ogni piattaforma Facebook, Snapchat sembrava essere il perfetto anti-Facebook. L’utenza della piattaforma dell’app con l’icona del fantasmino è storicamente per la maggior parte composta da teenagers, gli stessi teenagers che fuggono da Facebook per la mancanza di formati per contenuti leggeri, per l’utenza per contro troppo avanzata anagraficamente.

Ora però, considerata anche la forte crescita di Instagram Stories (200 milioni di utenti, quindi superato Snapchat) sembra che Facebook stia riuscendo, seppur lentamente, a reindirizzare questa tipologie di utenti su un’altra piattaforma di proprietà: Instagram. Questa è infatti la piattaforma che, nell’ecosistema Facebook, più somiglia per caratteristiche a Snapchat, essendo fortemente incentrata sui contenuti visuali. Certo ci sono molte differenze, ma la possibilità per esempio di postare sia contenuti permanenti che temporanei, offerta da Instagram, potrebbe essere una delle chiavi del successo di Instagram. Staremo a vedere come si evolverà la situazione nei prossimi mesi.

facebook reactions

Hai notato che puoi usare le Facebook Reactions anche nei commenti?

Più di un anno fa è cominciata la distribuzione delle Facebook Reactions, una novità che ha modificato fortemente uno degli elementi fondamentali del social network, il Like. L’utilizzo delle Reactions è stato più volte messo in discussione, ed in alcuni casi è stato ritenuto offensivo, ma generalmente la possibilità di poter andare oltre al semplice apprezzamento è stato secondo me apprezzato dagli utenti. Poi ci sono anche coloro che avrebbero voluto anche la possibilità di utilizzare un pollice verso il basso, un tasto Dislike, insomma.

Introducendo le Facebook Reactions gli utenti sono stati messi in condizione di utilizzare una nuova tipologia di interazione con i contenuti altrui, ma senza che tale azione richiedesse un coinvolgimento troppo elevato, come accade per esempio con i commenti. Commentare un post richiede una “grande” quantità di energia, è un’azione impegnativa. Mettere un Like è, agli occhi dell’utente, un’azione più tranquilla, un’azione che richiede meno coinvolgimento. Con le Facebook Reactions quindi abbiamo, sostanzialmente, assistito all’evoluzione del Like. Sino a poco tempo fa è stato possibile utilizzare una delle Reactions solo come reazione in riposta ad un post, con il solo Like destinato ai commenti. Ora però cambia tutto, perché le reazioni arrivano anche nei commenti.

Arrivano nei commenti Like, Love, Haha, Wow, Sad, Angry

Se non ci avete fatto ancora caso, ve lo mostro io (oppure ancora il vostro account non ha ricevuto l’aggiornamento). Andate su Facebook, aprite un post a caso che abbia un commento, e basterà mantenere il cursore (o il dito premuto se da mobile) sul tasto per mettere Like al commento. Vedrete comparire le Facebook Reactions, come sino ad oggi è stato per i post sul social network.

Potete vedere il risultato nello screenshot di seguito. Non si tratta di una novità rivoluzionaria, ma ora abbiamo la possibilità di esprimere la propria opinione (senza troppo impegno) anche rispetto ai commenti piuttosto che al solo post.

facebook reactions
Fonte immagine: Andrea Careddu
facebook

Quello che sappiamo su quello che Facebook sa di noi

Quasi due miliardi di persone su Facebook. Il social network è gratuito, ed è un servizio che consente a noi tutti di passare del tempo, e più tempo passiamo su Facebook più il suo valore aumenta. Come è possibile? L’ho già scritto in questo post sulla bufala di Facebook a pagamento: se il servizio è gratis, il prodotto sei tu. Semplice e lineare. Facebook crea valore dai nostri dati ogni secondo: like, commenti, condivisioni, pagine seguite, profili con cui si interagisce, contenuti visualizzati, azioni fuori dalla piattaforma, e tanti altri tipi di dati. Sappiamo che i dati vengono raccolti e rivenduti alle aziende in forma aggregata per rispettare la privacy degli utenti, ma di fatto non abbiamo idea di come siamo categorizzati (anche se è possibile fare ipotesi in merito), ovvero di cosa Facebook sa concretamente di noi. Come vengono convertiti i nostri like, commenti, e tutto il resto in informazioni rilevanti?

Facebook ci conosce, e ci conosce bene

Dovendo definire Facebook (e i social media in generale, spesso) potremmo definirli come estensioni della nostra identità, in cui postiamo ciò che siamo e facciamo. Spesso si tratta in realtà di come vorremmo essere e ciò che vorremmo fare, un’immagine ideale della nostra persona. A prescindere da questo e dai social “minori”, Facebook è lo specchio più realistico dei nostri interessi, del nostro mondo, dei nostri pensieri. Non solo quali azioni compiamo, ma anche come: quanto tempo dedichiamo a visualizzare un video di gattini piuttosto che uno di cibo o di calcio, e così via.

Di recente scrollando i Feed RSS su Feedly mi sono imbattuto in un post di The Next Web, che mi ha fatto riflettere tanto. Certo, come già detto sappiamo che Facebook raccoglie tutti i nostri dati, ma non abbiamo concretamente idea di come questi siano catalogati. È però disponibile un modo per conoscere (in minima parte) quello che Facebook sa di noi. Di seguito ciò che è risultato sul mio profilo: il mio sistema operativo, il modello del mio smartphone, il mio stato di famiglia, la mia tendenza a postare foto, il mio browser primario, il mio tipo di connessione mobile. Dunque non solo i miei interessi (smartphone, informazione, sport, media) ma anche dati che non avrei mai pensato, nonostante siano ovviamente informazioni che io stesso fornisco, come la Città attuale che non coincide con la Città natale.

facebook privacy
Fonte immagine: Andrea Careddu

Verificare (in parte) le proprie informazioni

Ho trovato questa funzionalità interessante, e un po’ inquietante allo stesso tempo. Ma credo che possa essere uno strumento interessante per prendere coscienza sulle informazioni che ogni giorno diamo a Facebook (così come alle altre piattaforme), consapevole però che questa è solo una parte di ciò che può risultare dall’analisi di un profilo.

Per verificare le vostre informazioni è sufficiente che effettuiate un clic sulla pagina relativa alle preferenze di Facebook Ads, e cliccare nella parte bassa sulla casella Your Information -> Your Categories. A questo punto vi troverete alla stessa schermata che ho riportato sopra e avrete modo di verificare alcune delle etichette con cui Facebook vi ha categorizzato in base alle vostre attività.

iphone 8

iPhone 8, in ritardo a causa del Touch ID

Il prossimo iPhone potrebbe non essere presentato a settembre come negli anni precedenti. iPhone 8, questo il suo presumibile nome, sarebbe secondo diverse fonti in ritardo a causa di problemi al lettore di impronte Touch ID. Scopriamo tutte le informazioni nel dettaglio ed il possibile scenario.

iPhone 8, niente presentazione a settembre?

Sono diversi anni che Apple, in maniera schematica, presenta il suo nuovo smartphone top gamma all’inizio di settembre di ogni anno. Per chi è amante della routine potrebbero però esserci in questo senso cattive notizie. Diverse fonti, tra cui Mashable, sono in questo momento concordi in merito alla possibilità che, nel 2017, l’azienda di Cupertino possa non essere puntuale e precisa come è stata in passato. In questo scenario, iPhone 8 non sarebbe presentato a settembre, ma più tardi, e dunque anche la sua commercializzazione verrebbe ritardata. Non si conoscono le date precise ma sembra, per le previsioni attuali, che comunque il dispositivo debba essere in commercio entro le festività natalizie.

Display OLED = no tasto home fisico

Sino a questo momento, Apple ha sempre utilizzato per iPhone schermi con tecnologia LCD, mentre già da qualche anno diversi concorrenti (Samsung, per esempio) sono passati ai più moderni schermi OLED. Il 2017, con il 10° anniversario dal lancio del primo iPhone, sembrerebbe con iPhone 8 l’anno in cui anche Apple farà questo cambiamento, ma non senza conseguenze. Secondo quanto riportato sempre da Mashable, il passaggio ad uno schermo OLED porterebbe l’azienda a dover rinunciare al tasto home fisico, che è stato utilizzato sin dai tempi del primo iPhone nel 2007.

Il passaggio successivo sarebbe l’utilizzo di un lettore di impronte ottico in grado di scannerizzare l’impronta digitale attraverso il pannello OLED: il fatto che però – secondo Investor’s Business Daily – non ci siano stati da parte di Apple ordini per questo componente fa pensare che l’azienda non abbia affatto pronta tale tecnologia. Ovviamente non abbiamo alcuna certezza a tale proposito, perciò i rumors attuali devono come sempre essere presi con le pinze, perché potrebbero in conclusione rivelarsi in parte o completamente errati.

Non ci resta a questo punto che attendere maggiori informazioni, che potrebbero essere divulgate già nelle prossime settimane.

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Facebook ci dà 10 consigli per combattere le Fake News

Facebook porta in cima al News Feed degli utenti una lista di 10 consigli per riconoscere e quindi combattere le Fake News. Andiamo a scoprire uno per uno queste indicazioni fornite dal social network.

Facebook, decalogo contro le Fake News

Sono passati solo pochi giorni da quando Google ha distribuito Fact Check, il proprio strumento per etichettare le notizie e distinguere quali sono state giudicate attendibili o meno dai siti di fact checking. Ora anche Facebook prende provvedimenti a livello globale per cercare di arginare il fenomeno (ormai a dir poco dilagante) delle fake news, o per dirla in italiano, le bufale. Come accennato, Facebook ha scelto di operare con un’azione di sensibilizzazione e alfabetizzazione, dando una serie di 10 consigli per riconoscere una notizia falsa alle centinaia di milioni di persone che utilizzano la piattaforma.

Le 10 regole sono state introdotte da Facebook come suggerimento in cima al News Feed, e considerando che io ho visualizzato tale schermata solo poche ore fa, presumo che la feature sia ancora in roll out. Cliccando sul link contenuto nel riquadro stesso si viene reindirizzati su una pagina dell’assistenza Facebook Help dove è presente l’elenco. Scopriamo nel dettaglio i 10 consigli di Facebook contro le Fake News (mia traduzione dall’inglese):

  1. Scetticismo sui titoli. Le notizie false hanno spesso titoli accattivanti in maiuscolo e punti esclamativi alla fine. Quando alcune affermazioni nei titoli sembrano incredibili, probabilmente sono false.
  2. Analisi URL. Molti siti creatori di Fake News hanno spesso domini simili ad autentici siti di informazione, e si differenziano solo per un dettaglio, anche una sola lettera. Si potrebbe comparare un URL sospetto con quello autentico per essere sicuri dell’affidabilità di una notizia.
  3. Investigare sulla fonte. Assicurarsi che la notizia sia scritta da una fonte affidabile e con una buona reputazione sulla precisione delle informazioni. Se la notizia arrivasse da una fonte non familiare, il consiglio è di visitare la pagina “about” del sito stesso.
  4. Attenzione alla formattazione. Molti siti di Fake News hanno strani layout o presentano errori ortografici. Questi potrebbero essere indizi per far scattare il proprio allarme anti-bufale.
  5. Analisi delle immagini. Spesso le bufale contengono foto o video manipolati o con fotomontaggi. Altre volte le foto possono essere autentiche ma decontestualizzate. È consigliabile analizzare l’immagine e verificarne l’immagine.
  6. Occhio alle date. Le notizie false spesso hanno temporalità insensate o date sfasate rispetto alla realtà.
  7. Verifica delle prove. Può essere molto utile analizzare le fonti dell’autore e verificare se le prove su cui si basa un giudizio siano accurate. La mancanza di prove o la citazione di esperti senza nome può essere segnale di una Fake News.
  8. Confrontare altre fonti. Se nessun’altra fonte parla di una determinata notizia, può essere falsa. Se è trattata da tante altre fonti considerate autorevoli, è più probabile che sia vera.
  9. È uno scherzo? A volte le bufale possono essere difficili da distinguere dalla satira o dalla comicità. In questo caso è opportuno verificare se la fonte sia conosciuta come pubblicazione comica o satirica, ma anche se la terminologia della news possa mostrare finalità comiche.
  10. Ci sono storie intenzionalmente false. Pensare criticamente in merito alle storie che si leggono, condividere solo quelle che si considerano affidabili e reali.
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Fonte immagine: Photo-Mix https://pixabay.com/it/users/Photo-Mix-1546875/

Non basta, ma è qualcosa

Non credo che questi 10 consigli di Facebook su come affrontare e contrastare le Fake News siano tutto ciò di cui il pubblico abbia bisogno. Credo anzi che sia necessario un lavoro sulla sensibilità delle persone, ma ad un livello molto superiore. Credo che in un momento storico in cui le bufale sono concretamente un problema, si debba aiutare un individuo a sviluppare un proprio senso critico, la capacità di distinguere ciò che è vero o falso, verosimile, informazioni dubbie, ecc.

Per la mia esperienza credo che la cosa più utile tra i 10 suggerimenti di Facebook sia il confronto con altre fonti. Può capitare che più agenzie o testate rilancino una bufala, ma spesso non è così, e per una testata che lancia velocemente senza verificare la fonte, ce n’è un’altra che attende “qualche minuto in più” e verifica prima di pubblicare. La cosa migliore da fare è avere dei punti di riferimento per ogni tipologia di notizia, dei publisher che si considerano affidabili al 100 % per ogni tipologia di argomento. Anche se poi, la sicurezza totale non si può avere mai.

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Google attiva Fact Check, come si contrastano le fake news

Google espande il Fact Check a tutto il mondo, un modo per cercare di arginare al massimo le fake news con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Fact Check: notizie verificate e bufale

Nei mesi scorsi, Google ha reso disponibile un nuovo strumento, Fact Check, negli USA e nel Regno Unito. Uno strumento che consente agli utenti di avere informazioni, nel momento in cui effettuano una ricerca su Google News, sulla veridicità dell’informazione. Una funzionalità necessaria, visto il grande quantitativo di fake news (o bufale, per chi non ama gli anglicismi) a cui siamo esposti tutti i giorni in rete.

Che poi sia necessario un lavoro a monte, sul piano dell’alfabetizzazione degli utenti, è un discorso diverso e sul quale sono completamente d’accordo. Il Fact Check è uno strumento in più che indica a chi effettua la ricerca tra le News se la notizia che sta per leggere è stata o meno considerata affidabile, oppure contrassegnata come fake news.

Come riportato da TechCrunch, i contenuti su cui è stato effettuato il controllo di Fact Check sono contrassegnati dall’omonima etichetta sottostante, come si può vedere nello screenshot di seguito.

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Fonte immagine: TechCrunch https://techcrunch.com/2017/04/07/fact-check-the-world-is-flat/

Come funziona lo strumento

Concretizzando il funzionamento del Fact Check di Google, cercando qualcosa all’interno di Google News (magari per scoprire se ciò che avete visto condiviso da un amico su Facebook è vero o meno) vedrete informazioni sulle notizie provenienti dai siti di fact checking (PolitiFact e Snopes sono quelli citati da TechCrunch) e link agli stessi siti di verifica delle informazioni. Alla fine del riquadro si visualizzerà il verdetto, ovvero se quella notizia è considerata genuina, fake news, oppure una via di mezzo. In Italia il sito più pertinente credo sia Bufale.net, vi invito a seguirlo.

Non è Google quindi a considerare da sé una notizia vera o una bufala. E non è a Google che dovrete segnalare se un’etichetta non vi convince o credete ci sia un errore, ma il sito da cui proviene il giudizio stesso. Non sarà certo il modo definitivo per combattere le bufale, ma sicuramente fornisce al lettore qualche elemento in più per formare la propria opinione in merito ad una notizia, confrontare le fonti e dare vita ad un proprio giudizio, piuttosto che (per esempio) dare per vero il primo titolo letto su Facebook.

P.s. presto Fact Check dovrebbe essere integrato anche tra i risultati delle ricerche Google.

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Hai notato il razzo sull’app Facebook? Nasconde un secondo News Feed

Di recente è comparsa all’interno dell’applicazione Facebook per iPhone e per Android una nuova icona a forma di razzo, come riportato da TechCrunch. È stata posizionata accanto nella barra in cui troviamo tutte le icone per le varie sezioni dell’app, News Feed, Richieste di amicizia, Notifiche: il razzo è stato messo proprio tra News Feed e Richieste di amicizia, come si può vedere nello screenshot in allegato. Probabilmente sarete stati in tanti a chiedervi (come pure è successo al sottoscritto) a cosa serva questa nuova icona, scopriamolo quindi insieme.

Premendo sull’icona a forma di razzo avremo accesso praticamente ad un secondo News Feed. A differenza di ciò che avviene nella home page di Facebook, non ci troviamo davanti a contenuti provenienti dai nostri amici, dalle persone seguite o dalle pagine a cui abbiamo messo Mi Piace. Ci troviamo bensì a scorrere in una sezione di contenuti pubblici suggeriti da Facebook in base ai nostri interessi e – presumibilmente – anche alle pagine a cui abbiamo messo mi piace, ai contenuti e gli argomenti con cui interagiamo di più.

Come nella sezione “Esplora” di Instagram

Potremmo definirla come una nuova sezione “Esplora” facendo un parallelo con Instagram. Anche nell’applicazione di media sharing (anch’essa di proprietà Facebook, Inc.) abbiamo da una parte una sezione per i contenuti dalle persone che seguiamo, e subito accanto la sezione esplora con contenuti selezionati in base alla popolarità ed altri fattori, tra cui certamente non mancano le tipologie di contenuto con cui interagiamo di più.

In merito alla nuova sezione di esplorazione die contenuti, quella che abbiamo definito un secondo News Feed, è arrivata anche una dichiarazione da parte di un portavoce Facebook: “Stiamo testando una piattaforma complementare di articoli, video e foto popolari su misura per ogni persona, scelti in base al contenuto che potrebbe essere interessante per loro”.

Tentativi simili in passato

C’è anche da dire che non si tratta del primo tentativo, per Facebook, di spingere verso la scoperta di contenuti consigliati in base ai propri interessi. Un’azione simile venne intrapresa nel 2012, con le Liste di interessi, anche se allora l’azione riguardava solo l’azione degli utenti, che dovevano aggiungere una o più pagine alle suddette liste per continuare a visualizzare molti contenuti provenienti dalle stesse in home page. Si trattava di un tentativo verso un’organizzazione del News Feed, ma i post delle pagine erano in quel momento in mezzo ad un forte ridimensionamento in quanto a portata organica, per spingere i proprietari delle pagine stesse ad investire in annunci pubblicitari.

Quello che in questi giorni abbiamo visto accadere, a mio avviso, è la creazione di una sezione che racchiuda tutti i suggerimenti che l’algoritmo di Facebook calcola per noi in base ai contenuti che visualizziamo, alle pagine che seguiamo, a ciò con cui interagiamo. In pratica ciò che avviene quando visualizziamo un video e sotto lo stesso ce ne vengono suggeriti altri correlati, solo che ora tutto ciò ha una sezione a parte.

Temo però che in questo senso (anche abbastanza naturale questo passaggio, in realtà) lo scopo possa essere in futuro quello di inserire in tale sezione i contenuti sponsorizzati, che vadano a rispondere al target impostato dai creatori degli annunci in fase di identificazione del pubblico.