facebook reactions

Hai notato che puoi usare le Facebook Reactions anche nei commenti?

Più di un anno fa è cominciata la distribuzione delle Facebook Reactions, una novità che ha modificato fortemente uno degli elementi fondamentali del social network, il Like. L’utilizzo delle Reactions è stato più volte messo in discussione, ed in alcuni casi è stato ritenuto offensivo, ma generalmente la possibilità di poter andare oltre al semplice apprezzamento è stato secondo me apprezzato dagli utenti. Poi ci sono anche coloro che avrebbero voluto anche la possibilità di utilizzare un pollice verso il basso, un tasto Dislike, insomma.

Introducendo le Facebook Reactions gli utenti sono stati messi in condizione di utilizzare una nuova tipologia di interazione con i contenuti altrui, ma senza che tale azione richiedesse un coinvolgimento troppo elevato, come accade per esempio con i commenti. Commentare un post richiede una “grande” quantità di energia, è un’azione impegnativa. Mettere un Like è, agli occhi dell’utente, un’azione più tranquilla, un’azione che richiede meno coinvolgimento. Con le Facebook Reactions quindi abbiamo, sostanzialmente, assistito all’evoluzione del Like. Sino a poco tempo fa è stato possibile utilizzare una delle Reactions solo come reazione in riposta ad un post, con il solo Like destinato ai commenti. Ora però cambia tutto, perché le reazioni arrivano anche nei commenti.

Arrivano nei commenti Like, Love, Haha, Wow, Sad, Angry

Se non ci avete fatto ancora caso, ve lo mostro io (oppure ancora il vostro account non ha ricevuto l’aggiornamento). Andate su Facebook, aprite un post a caso che abbia un commento, e basterà mantenere il cursore (o il dito premuto se da mobile) sul tasto per mettere Like al commento. Vedrete comparire le Facebook Reactions, come sino ad oggi è stato per i post sul social network.

Potete vedere il risultato nello screenshot di seguito. Non si tratta di una novità rivoluzionaria, ma ora abbiamo la possibilità di esprimere la propria opinione (senza troppo impegno) anche rispetto ai commenti piuttosto che al solo post.

facebook reactions
Fonte immagine: Andrea Careddu
facebook

Quello che sappiamo su quello che Facebook sa di noi

Quasi due miliardi di persone su Facebook. Il social network è gratuito, ed è un servizio che consente a noi tutti di passare del tempo, e più tempo passiamo su Facebook più il suo valore aumenta. Come è possibile? L’ho già scritto in questo post sulla bufala di Facebook a pagamento: se il servizio è gratis, il prodotto sei tu. Semplice e lineare. Facebook crea valore dai nostri dati ogni secondo: like, commenti, condivisioni, pagine seguite, profili con cui si interagisce, contenuti visualizzati, azioni fuori dalla piattaforma, e tanti altri tipi di dati. Sappiamo che i dati vengono raccolti e rivenduti alle aziende in forma aggregata per rispettare la privacy degli utenti, ma di fatto non abbiamo idea di come siamo categorizzati (anche se è possibile fare ipotesi in merito), ovvero di cosa Facebook sa concretamente di noi. Come vengono convertiti i nostri like, commenti, e tutto il resto in informazioni rilevanti?

Facebook ci conosce, e ci conosce bene

Dovendo definire Facebook (e i social media in generale, spesso) potremmo definirli come estensioni della nostra identità, in cui postiamo ciò che siamo e facciamo. Spesso si tratta in realtà di come vorremmo essere e ciò che vorremmo fare, un’immagine ideale della nostra persona. A prescindere da questo e dai social “minori”, Facebook è lo specchio più realistico dei nostri interessi, del nostro mondo, dei nostri pensieri. Non solo quali azioni compiamo, ma anche come: quanto tempo dedichiamo a visualizzare un video di gattini piuttosto che uno di cibo o di calcio, e così via.

Di recente scrollando i Feed RSS su Feedly mi sono imbattuto in un post di The Next Web, che mi ha fatto riflettere tanto. Certo, come già detto sappiamo che Facebook raccoglie tutti i nostri dati, ma non abbiamo concretamente idea di come questi siano catalogati. È però disponibile un modo per conoscere (in minima parte) quello che Facebook sa di noi. Di seguito ciò che è risultato sul mio profilo: il mio sistema operativo, il modello del mio smartphone, il mio stato di famiglia, la mia tendenza a postare foto, il mio browser primario, il mio tipo di connessione mobile. Dunque non solo i miei interessi (smartphone, informazione, sport, media) ma anche dati che non avrei mai pensato, nonostante siano ovviamente informazioni che io stesso fornisco, come la Città attuale che non coincide con la Città natale.

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Fonte immagine: Andrea Careddu

Verificare (in parte) le proprie informazioni

Ho trovato questa funzionalità interessante, e un po’ inquietante allo stesso tempo. Ma credo che possa essere uno strumento interessante per prendere coscienza sulle informazioni che ogni giorno diamo a Facebook (così come alle altre piattaforme), consapevole però che questa è solo una parte di ciò che può risultare dall’analisi di un profilo.

Per verificare le vostre informazioni è sufficiente che effettuiate un clic sulla pagina relativa alle preferenze di Facebook Ads, e cliccare nella parte bassa sulla casella Your Information -> Your Categories. A questo punto vi troverete alla stessa schermata che ho riportato sopra e avrete modo di verificare alcune delle etichette con cui Facebook vi ha categorizzato in base alle vostre attività.

iphone 8

iPhone 8, in ritardo a causa del Touch ID

Il prossimo iPhone potrebbe non essere presentato a settembre come negli anni precedenti. iPhone 8, questo il suo presumibile nome, sarebbe secondo diverse fonti in ritardo a causa di problemi al lettore di impronte Touch ID. Scopriamo tutte le informazioni nel dettaglio ed il possibile scenario.

iPhone 8, niente presentazione a settembre?

Sono diversi anni che Apple, in maniera schematica, presenta il suo nuovo smartphone top gamma all’inizio di settembre di ogni anno. Per chi è amante della routine potrebbero però esserci in questo senso cattive notizie. Diverse fonti, tra cui Mashable, sono in questo momento concordi in merito alla possibilità che, nel 2017, l’azienda di Cupertino possa non essere puntuale e precisa come è stata in passato. In questo scenario, iPhone 8 non sarebbe presentato a settembre, ma più tardi, e dunque anche la sua commercializzazione verrebbe ritardata. Non si conoscono le date precise ma sembra, per le previsioni attuali, che comunque il dispositivo debba essere in commercio entro le festività natalizie.

Display OLED = no tasto home fisico

Sino a questo momento, Apple ha sempre utilizzato per iPhone schermi con tecnologia LCD, mentre già da qualche anno diversi concorrenti (Samsung, per esempio) sono passati ai più moderni schermi OLED. Il 2017, con il 10° anniversario dal lancio del primo iPhone, sembrerebbe con iPhone 8 l’anno in cui anche Apple farà questo cambiamento, ma non senza conseguenze. Secondo quanto riportato sempre da Mashable, il passaggio ad uno schermo OLED porterebbe l’azienda a dover rinunciare al tasto home fisico, che è stato utilizzato sin dai tempi del primo iPhone nel 2007.

Il passaggio successivo sarebbe l’utilizzo di un lettore di impronte ottico in grado di scannerizzare l’impronta digitale attraverso il pannello OLED: il fatto che però – secondo Investor’s Business Daily – non ci siano stati da parte di Apple ordini per questo componente fa pensare che l’azienda non abbia affatto pronta tale tecnologia. Ovviamente non abbiamo alcuna certezza a tale proposito, perciò i rumors attuali devono come sempre essere presi con le pinze, perché potrebbero in conclusione rivelarsi in parte o completamente errati.

Non ci resta a questo punto che attendere maggiori informazioni, che potrebbero essere divulgate già nelle prossime settimane.

facebook fake news

Facebook ci dà 10 consigli per combattere le Fake News

Facebook porta in cima al News Feed degli utenti una lista di 10 consigli per riconoscere e quindi combattere le Fake News. Andiamo a scoprire uno per uno queste indicazioni fornite dal social network.

Facebook, decalogo contro le Fake News

Sono passati solo pochi giorni da quando Google ha distribuito Fact Check, il proprio strumento per etichettare le notizie e distinguere quali sono state giudicate attendibili o meno dai siti di fact checking. Ora anche Facebook prende provvedimenti a livello globale per cercare di arginare il fenomeno (ormai a dir poco dilagante) delle fake news, o per dirla in italiano, le bufale. Come accennato, Facebook ha scelto di operare con un’azione di sensibilizzazione e alfabetizzazione, dando una serie di 10 consigli per riconoscere una notizia falsa alle centinaia di milioni di persone che utilizzano la piattaforma.

Le 10 regole sono state introdotte da Facebook come suggerimento in cima al News Feed, e considerando che io ho visualizzato tale schermata solo poche ore fa, presumo che la feature sia ancora in roll out. Cliccando sul link contenuto nel riquadro stesso si viene reindirizzati su una pagina dell’assistenza Facebook Help dove è presente l’elenco. Scopriamo nel dettaglio i 10 consigli di Facebook contro le Fake News (mia traduzione dall’inglese):

  1. Scetticismo sui titoli. Le notizie false hanno spesso titoli accattivanti in maiuscolo e punti esclamativi alla fine. Quando alcune affermazioni nei titoli sembrano incredibili, probabilmente sono false.
  2. Analisi URL. Molti siti creatori di Fake News hanno spesso domini simili ad autentici siti di informazione, e si differenziano solo per un dettaglio, anche una sola lettera. Si potrebbe comparare un URL sospetto con quello autentico per essere sicuri dell’affidabilità di una notizia.
  3. Investigare sulla fonte. Assicurarsi che la notizia sia scritta da una fonte affidabile e con una buona reputazione sulla precisione delle informazioni. Se la notizia arrivasse da una fonte non familiare, il consiglio è di visitare la pagina “about” del sito stesso.
  4. Attenzione alla formattazione. Molti siti di Fake News hanno strani layout o presentano errori ortografici. Questi potrebbero essere indizi per far scattare il proprio allarme anti-bufale.
  5. Analisi delle immagini. Spesso le bufale contengono foto o video manipolati o con fotomontaggi. Altre volte le foto possono essere autentiche ma decontestualizzate. È consigliabile analizzare l’immagine e verificarne l’immagine.
  6. Occhio alle date. Le notizie false spesso hanno temporalità insensate o date sfasate rispetto alla realtà.
  7. Verifica delle prove. Può essere molto utile analizzare le fonti dell’autore e verificare se le prove su cui si basa un giudizio siano accurate. La mancanza di prove o la citazione di esperti senza nome può essere segnale di una Fake News.
  8. Confrontare altre fonti. Se nessun’altra fonte parla di una determinata notizia, può essere falsa. Se è trattata da tante altre fonti considerate autorevoli, è più probabile che sia vera.
  9. È uno scherzo? A volte le bufale possono essere difficili da distinguere dalla satira o dalla comicità. In questo caso è opportuno verificare se la fonte sia conosciuta come pubblicazione comica o satirica, ma anche se la terminologia della news possa mostrare finalità comiche.
  10. Ci sono storie intenzionalmente false. Pensare criticamente in merito alle storie che si leggono, condividere solo quelle che si considerano affidabili e reali.
facebook fake news
Fonte immagine: Photo-Mix https://pixabay.com/it/users/Photo-Mix-1546875/

Non basta, ma è qualcosa

Non credo che questi 10 consigli di Facebook su come affrontare e contrastare le Fake News siano tutto ciò di cui il pubblico abbia bisogno. Credo anzi che sia necessario un lavoro sulla sensibilità delle persone, ma ad un livello molto superiore. Credo che in un momento storico in cui le bufale sono concretamente un problema, si debba aiutare un individuo a sviluppare un proprio senso critico, la capacità di distinguere ciò che è vero o falso, verosimile, informazioni dubbie, ecc.

Per la mia esperienza credo che la cosa più utile tra i 10 suggerimenti di Facebook sia il confronto con altre fonti. Può capitare che più agenzie o testate rilancino una bufala, ma spesso non è così, e per una testata che lancia velocemente senza verificare la fonte, ce n’è un’altra che attende “qualche minuto in più” e verifica prima di pubblicare. La cosa migliore da fare è avere dei punti di riferimento per ogni tipologia di notizia, dei publisher che si considerano affidabili al 100 % per ogni tipologia di argomento. Anche se poi, la sicurezza totale non si può avere mai.

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Google attiva Fact Check, come si contrastano le fake news

Google espande il Fact Check a tutto il mondo, un modo per cercare di arginare al massimo le fake news con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Fact Check: notizie verificate e bufale

Nei mesi scorsi, Google ha reso disponibile un nuovo strumento, Fact Check, negli USA e nel Regno Unito. Uno strumento che consente agli utenti di avere informazioni, nel momento in cui effettuano una ricerca su Google News, sulla veridicità dell’informazione. Una funzionalità necessaria, visto il grande quantitativo di fake news (o bufale, per chi non ama gli anglicismi) a cui siamo esposti tutti i giorni in rete.

Che poi sia necessario un lavoro a monte, sul piano dell’alfabetizzazione degli utenti, è un discorso diverso e sul quale sono completamente d’accordo. Il Fact Check è uno strumento in più che indica a chi effettua la ricerca tra le News se la notizia che sta per leggere è stata o meno considerata affidabile, oppure contrassegnata come fake news.

Come riportato da TechCrunch, i contenuti su cui è stato effettuato il controllo di Fact Check sono contrassegnati dall’omonima etichetta sottostante, come si può vedere nello screenshot di seguito.

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Fonte immagine: TechCrunch https://techcrunch.com/2017/04/07/fact-check-the-world-is-flat/

Come funziona lo strumento

Concretizzando il funzionamento del Fact Check di Google, cercando qualcosa all’interno di Google News (magari per scoprire se ciò che avete visto condiviso da un amico su Facebook è vero o meno) vedrete informazioni sulle notizie provenienti dai siti di fact checking (PolitiFact e Snopes sono quelli citati da TechCrunch) e link agli stessi siti di verifica delle informazioni. Alla fine del riquadro si visualizzerà il verdetto, ovvero se quella notizia è considerata genuina, fake news, oppure una via di mezzo. In Italia il sito più pertinente credo sia Bufale.net, vi invito a seguirlo.

Non è Google quindi a considerare da sé una notizia vera o una bufala. E non è a Google che dovrete segnalare se un’etichetta non vi convince o credete ci sia un errore, ma il sito da cui proviene il giudizio stesso. Non sarà certo il modo definitivo per combattere le bufale, ma sicuramente fornisce al lettore qualche elemento in più per formare la propria opinione in merito ad una notizia, confrontare le fonti e dare vita ad un proprio giudizio, piuttosto che (per esempio) dare per vero il primo titolo letto su Facebook.

P.s. presto Fact Check dovrebbe essere integrato anche tra i risultati delle ricerche Google.

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Hai notato il razzo sull’app Facebook? Nasconde un secondo News Feed

Di recente è comparsa all’interno dell’applicazione Facebook per iPhone e per Android una nuova icona a forma di razzo, come riportato da TechCrunch. È stata posizionata accanto nella barra in cui troviamo tutte le icone per le varie sezioni dell’app, News Feed, Richieste di amicizia, Notifiche: il razzo è stato messo proprio tra News Feed e Richieste di amicizia, come si può vedere nello screenshot in allegato. Probabilmente sarete stati in tanti a chiedervi (come pure è successo al sottoscritto) a cosa serva questa nuova icona, scopriamolo quindi insieme.

Premendo sull’icona a forma di razzo avremo accesso praticamente ad un secondo News Feed. A differenza di ciò che avviene nella home page di Facebook, non ci troviamo davanti a contenuti provenienti dai nostri amici, dalle persone seguite o dalle pagine a cui abbiamo messo Mi Piace. Ci troviamo bensì a scorrere in una sezione di contenuti pubblici suggeriti da Facebook in base ai nostri interessi e – presumibilmente – anche alle pagine a cui abbiamo messo mi piace, ai contenuti e gli argomenti con cui interagiamo di più.

Come nella sezione “Esplora” di Instagram

Potremmo definirla come una nuova sezione “Esplora” facendo un parallelo con Instagram. Anche nell’applicazione di media sharing (anch’essa di proprietà Facebook, Inc.) abbiamo da una parte una sezione per i contenuti dalle persone che seguiamo, e subito accanto la sezione esplora con contenuti selezionati in base alla popolarità ed altri fattori, tra cui certamente non mancano le tipologie di contenuto con cui interagiamo di più.

In merito alla nuova sezione di esplorazione die contenuti, quella che abbiamo definito un secondo News Feed, è arrivata anche una dichiarazione da parte di un portavoce Facebook: “Stiamo testando una piattaforma complementare di articoli, video e foto popolari su misura per ogni persona, scelti in base al contenuto che potrebbe essere interessante per loro”.

Tentativi simili in passato

C’è anche da dire che non si tratta del primo tentativo, per Facebook, di spingere verso la scoperta di contenuti consigliati in base ai propri interessi. Un’azione simile venne intrapresa nel 2012, con le Liste di interessi, anche se allora l’azione riguardava solo l’azione degli utenti, che dovevano aggiungere una o più pagine alle suddette liste per continuare a visualizzare molti contenuti provenienti dalle stesse in home page. Si trattava di un tentativo verso un’organizzazione del News Feed, ma i post delle pagine erano in quel momento in mezzo ad un forte ridimensionamento in quanto a portata organica, per spingere i proprietari delle pagine stesse ad investire in annunci pubblicitari.

Quello che in questi giorni abbiamo visto accadere, a mio avviso, è la creazione di una sezione che racchiuda tutti i suggerimenti che l’algoritmo di Facebook calcola per noi in base ai contenuti che visualizziamo, alle pagine che seguiamo, a ciò con cui interagiamo. In pratica ciò che avviene quando visualizziamo un video e sotto lo stesso ce ne vengono suggeriti altri correlati, solo che ora tutto ciò ha una sezione a parte.

Temo però che in questo senso (anche abbastanza naturale questo passaggio, in realtà) lo scopo possa essere in futuro quello di inserire in tale sezione i contenuti sponsorizzati, che vadano a rispondere al target impostato dai creatori degli annunci in fase di identificazione del pubblico.

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Clips: come funziona la nuova app di Apple per i video social

Apple ha da poco introdotto Clips, una nuova applicazione per la creazione e il montaggio video. Mashable l’ha definita come (potenzialmente) l’applicazione Apple per la creazione di contenuti più addictive di sempre*. Scopriamo insieme come funziona e come poterla sfruttare al meglio.

Clips: creatività in free download

Partiamo dai requisiti tecnici. Clips è disponibile gratuitamente su App Store (QUI il link diretto), ma non è per tutti. L’app funziona su iPhone 5s e successivi, iPad Pro, iPad 5° gen., iPad Air e successivi, iPad mini 2 e successivi, iPod touch 6° gen. Per funzionare necessita della versione iOS 10.3 o successiva.

Passiamo poi ad un’analisi estremamente interessante del concetto di creatività, che arriva dall’articolo di Mashable linkato in apertura di post: tutti abbiamo fantasia e idee originali, ma spesso i mezzi per metterle in pratica sono complicati e richiedono molto tempo. Semplificando gli strumenti tutto cambia, ed è quanto testimoniato – per esempio – dalla diffusione delle storie su varie piattaforme. Questo tipo di contenuto ha però una pecca, sparisce dopo 24 ore, anche il più bello e meglio concepito.

Per contro, la creazione di contenuti con tool più specifici, per esempio iMovie, non consente alle persone di avere lo stesso divertimento che hanno modificando una foto per le proprie storie di Facebook, Instagram, Messenger, WhatsApp, o creando uno Snap (in QUESTO POST parlo del rapporto tra storie e post tradizionali).

In questo contesto è da inserire Clips, la nuova app sviluppata direttamente da Apple, che si pone a metà strada tra la tecnica ed il divertimento.

Interfaccia social

Scaricata l’applicazione, entrando nella stessa vi renderete conto che l’interfaccia è estremamente simile a quella di un social. Subito camera aperta in registrazione video formato quadrato (1), e nella parte superiore le modalità di modifica del contenuto in tempo reale, durante la registrazione stessa: titoli e descrizioni, filtri, scritte ed emoji, poster, titoli e musica (2). Sotto il mirino invece abbiamo i pulsanti per scattare foto, catturare video o importare dalla libreria (3). Ancora più in basso un grande pulsante per far partire la registrazione (4), sulla sinistra per attivare o disattivare il microfono (5) e sulla destra per cambiare fotocamera (6, non è presente il logo in screenshot, ma quella è la posizione). In fondo alla schermata la sezione delle clip già create per rivederle, modificarle, riordinarle, eliminarle (7). Tutto è chiaro nello screenshot di seguito.

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Fonte immagine: Andrea Careddu

Cattura e modifica

Per iniziare a registrare premere il bottone e tenere premuto, mentre per registrare senza mani basta premere lo stesso bottone e scorrere con il dito verso sinistra (necessario un altro tocco per interrompere la registrazione). Tutti i 7 filtri disponibili possono essere applicati prima o dopo la registrazione o la cattura della foto, e nella sezione di scritte ed emoji sono disponibili 18 adesivi e 30 emoji, tutti modificabili semplicemente premendoci sopra una volta aggiunti al contenuto.

Premendo nell’area delle clip già usate su uno dei video è possibile eliminare il suono, tagliarlo o eliminarlo. Per tagliarlo è sufficiente selezionare dove si vuole che abbia inizio o fine il video stesso.

Testi in tempo reale

Tornando indietro allo screenshot, nella parte superiore (2), la prima icona è quella del testo, chiamata Live Titles, che consente di aggiungere testo in tempo reale semplicemente parlando. Il software riconosce le parole e le aggiunge al video, come dei sottotitoli live. Premendo sull’icona a forma di nuvoletta durante la registrazione di un video verranno raccolte le parole e posizionate esattamente nel momento in cui sono state pronunciate della clip finale. Il software non è ovviamente perfetto nella comprensione, ma in ottica futura questo potrebbe e dovrebbe essere migliorato.

Può essere uno strumento estremamente utile per descrivere qualcosa che, senza parole, potrebbe non essere comprensibile dalle sole immagini. Se come me odiate la vostra voce registrata (sono sicuro di non essere l’unico) potete fare questo e poi disattivare il suono, in modo che ci siano i sottotitoli ma non la vostra voce. Potete sostituire l’audio con una bella colonna sonora (ce ne sono 47 predefinite nell’app) e dare vita in ogni caso ad un contenuto ottimo con grande rapidità.

Provare per credere

La durata massima di una clip è 30 minuti, e l’intero video può durare massimo un’ora. Terminato il vostro video potete salvarlo nella galleria oppure condividerlo direttamente sui vostri social preferiti. Provate Clips (QUI il link per scaricarla) e ditemi cosa ne pensate con un commento sotto il post o direttamente sulla mia pagina Facebook ACareddu. 🙂

* Non ho tradotto addictive perché non credo ci sia in italiano una parola con lo stesso significato, creare dipendenza non è secondo me il significato corretto in questo caso, ma si può pensare a qualcosa di addictive come una cosa a cui ci si abitua, ma non in senso negativo.

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Facebook M: l’intelligenza artificiale arriva su Messenger

L’intelligenza artificiale arriva all’interno di Messenger. Il software è stato lanciato dall’azienda circa un anno fa, e dopo mesi di miglioramenti e sperimentazione, è il momento per Facebook M di avere un vero e proprio ruolo all’interno dell’ecosistema Facebook Inc. Facebook M è ufficialmente disponibile da oggi negli Stati Uniti su Messenger per iOS e Android, e nei prossimi mesi sarà in roll out anche in altri paesi. Buone speranze che tra questi ci sia anche l’Italia visto che ho letto su Facebook che a qualcuno la feature è arrivata già da qualche ora.

Facebook M: suggerimenti su Messenger

Dunque Facebook M “sbarca” su Messenger dopo una fase di test su un numero limitato di utenti (definita un successo da Facebook nel post di annuncio della funzionalità sulla Facebook Newsroom). Come già accennato, il ruolo di Facebook M all’interno di Messenger è di fornire suggerimenti, ma suggerimenti in merito a cosa? Scopriamolo insieme.

  • Adesivi: scrivendo ed inviando parole come “Ciao” o “Grazie” verranno suggeriti adesivi relativi.
  • Pagamenti o richieste di denaro: Facebook M riconosce quando le persone parlano di denaro e offre la possibilità di inviare o richiedere con semplicità denaro.
  • Condivisione localizzazione: suggerimento per condividere la posizione durante le conversazioni.
  • Pianificazioni: riconoscendo quando le persone parlano di incontrarsi, M aiuta a coordinare l’incontro stesso.
  • Creare sondaggi (solo nelle chat di gruppo): l’intelligenza artificiale riconosce quando sono in ballo decisioni all’interno di una conversazione di gruppo, suggerendo la creazione di un sondaggio all’interno della chat stessa.
  • Muoversi: se si parla di andare da qualche parte, Facebook M suggerisce di “Cercare una corsa” con Uber o Lyft.

Sarà ovviamente possibile ignorare i suggerimenti di Facebook M, che saranno riconoscibili dalla comparsa del logo a forma di M, con uno swipe verso destra. Invece per disattivare i suggerimenti sarà necessario passare dalle impostazioni.

La mia previsione è che – in maniera abbastanza ovvia – per ora i suggerimenti riguardino azioni di base, ma presto possano riguardare acquisti basati sulle aziende che investono in advertising su Facebook. Di seguito il video di introduzione dei suggerimenti Facebook M su Messenger:

Messenger M

Pubblicato da Facebook su Mercoledì 5 aprile 2017