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Fare o non fare, non c’è provare. Cosa si capisce dal fallimento Pastore

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Lo ammetto: non ho mai visto Star Wars, nemmeno uno dei film, nemmeno un pezzetto per errore. Sono sempre stato spaventato dal trattarsi di molti film, sino a una decina di giorni fa. Ho iniziato a vedere i film nell’ordine classico di produzione e devo ammettere (sono arrivato al Capitolo II) che si tratta per ora probabilmente della saga più riuscita che abbia mai visto, se parliamo solo della trilogia IV, V, VI, posso anche togliere il probabilmente.

Sarà banale, ma la frase che mi è rimasta più impressa di tutti questi film è del Maestro Yoda: “Do or do not, there is no try.”. Fare o non fare, non c’è provare. La vicenda Inter – Pastore degli ultimi giorni mi ha fatto pensare a queste parole, e credo che siano perfette per descriverla, per provare a rappresentare lo spaccato di una società in cui nemmeno i dirigenti sanno quello che devono o possono fare.

Mancano poche ore alla chiusura del mercato e con ogni probabilità Pastore resterà al PSG, e credo che sia una grande beffa per i tifosi, per l’allenatore, per la squadra, per la dirigenza. Una grande beffa è riduttivo, diciamo pure una grande figura di merda. Non tanto per l’esito negativo – non è la prima volta che non si riesce a comprare un giocatore e non sarà l’ultima – ma per come questo è arrivato. Inizialmente solo una suggestione, Sabatini e Ausilio hanno fatto innegabilmente un ottimo lavoro: hanno lavorato su agente e società, convincendo entrambi che l’Inter sarebbe stata la scelta giusta, e Pastore sarebbe stato protagonista, riuscendo a convincerli, anche sulla formula. Il PSG non era molto favorevole al prestito con diritto, così ha cercato di avere un prestito molto oneroso (si parla di 7 milioni di euro) come una sorta di cauzione per l’acquisto estivo.

È stata necessaria poi l’approvazione della proprietà, e l’esito è stato un bel no. Il prezzo è troppo alto. La ragione, verosimilmente, è il Fair Play Finanziario, e questo non si mette in dubbio. Gli interrogativi sono però tanti: come è possibile che non si sia previsto che per il prestito senza obbligo di riscatto sarebbe stato necessario pagare qualche milione di euro? Davvero ci si aspettava un prestito gratuito con diritto di riscatto? Già che ci siamo perché non pensare che magari in caso di prestazioni insoddisfacenti il PSG avrebbe pagato l’Inter per il disturbo, o che Pastore avrebbe rinunciato all’ingaggio se l’Inter non fosse arrivata in Champions League. E soprattutto, se la situazione è stata prevista, la domanda è perché sia andata avanti ugualmente.

Yoda detta legge. Fare o non fare, non c’è provare. Se non si possono spendere soldi non ha senso intavolare trattative con chi senza soldi non fa muovere foglia (giustamente). L’unica spiegazione possibile è quella che vede una società fortemente divisa, una società in cui non c’è comunicazione tra proprietà e dirigenza. Meglio immaginare che sia così, perché se comunicazione c’è, il problema è ancora più grave. L’unica spiegazione che trovo è che la proprietà sia stata vaga, lasciando libertà alla dirigenza rispettando alcuni paletti: niente obblighi di riscatto, niente acquisti a titolo definitivo, non si può fare. Il problema è che poi la dirigenza in questo modo si è mossa: eh no, ma il prestito è troppo costoso.

Manca una chiara idea della situazione: la squadra arranca, ha bisogno di personalità e giocatori di spessore ed esperienza, non di scommesse e prospettive, non un altro Karamoh o Gabigol. Un giocatore come Pastore non si prende in prestito gratuito con diritto di riscatto. Fare o non fare, non c’è provare. Non c’è provare a prendere un giocatore di alto livello e non essere disposti a sfondare di qualche milione il budget previsto. Il problema è se mai sia stato previsto questo budget, visto che le cessioni di Nagatomo e Joao Mario sono stati sacrifici abbastanza inutili. Una rosa già corta è ancora più corta. Un centrocampo già smarrito ora ha anche perso quei pochi pezzi: vogliamo parlare dello spirito che avrà d’ora in avanti Brozovic, già seduto sul volo privato verso Siviglia e fatto scendere al momento del decollo?

Fare. O non fare. Non c’è provare. Serve un centrocampista, si compri un centrocampista. Servono due centrocampisti, se ne comprino subito. Budget per il prestito = X. Questo non si può superare. Eppure questa semplice chiarezza non deve esserci stata, a giudicare dai fatti. Per non parlare dei danni d’immagine alla società, per cui basta visitare il profilo Instagram di Zhang Jr e leggere i commenti. I tifosi non sono molto contenti della vicenda. Per i tifosi 7 milioni di euro sono spicci, che una società, per un giocatore come Pastore e dopo giorni di cantilena, deve pagare. La figura di merda fatta con il giocatore, che si è esposto pubblicamente. La figura di merda fatta con l’agente. La figura di merda fatta con il club. Tutti ad aspettare una decisione. Due giorni di trattativa in standby in attesa della risposta della proprietà. Ma ci vorrà così tanto per dire si o no? Meno rumore, meno chiacchiere, meno volontà di portare l’Inter in cima al mondo, più volontà di fare qualcosa di concreto. Un po’ di rispetto per le migliaia di persone che ogni domenica vanno allo stadio e gioiscono e soffrono, ma non pagano certamente per essere illuse dalle persone a cui danno i loro soldi.

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